Ci sarà un doppio ricorso per far togliere i sigilli

6 Ottobre 2024

D’Angelo: «Ci appelleremo al procuratore Picardi e alla Corte di Cassazione» Da tre consiglieri parte la richiesta di ulteriori approfondimenti sull’immobile

TERAMO. La rimozione dei sigilli al Delfico passa per due opzioni. Entrambe presuppongono un ricorso contro il sequestro disposto dal Tribunale, ma con destinatari diversi. «Ci appelleremo sia al procuratore che alla Corte di Cassazione», annuncia il presidente della Provincia Camillo D’Angelo, «per ottenere la riapertura dell’edificio». Saranno dunque Ettore Picardi e il supremo organo giurisdizionale a esprimersi sul provvedimento che da giovedì ha sbarrato le porte ai 1.200 studenti di Convitto e liceo. Nel frattempo si susseguono le richieste di chiarimenti e approfondimenti sulla resistenza sismica dell’edificio che, con un indice troppo basso, ha indotto il sequestro. «Devono permetterci di effettuare ulteriori perizie fugare qualsiasi dubbio», sottolinea Flavio Bartolini, consigliere provinciale delegato all’edilizia scolastica, «bisogna nominare una squadra di esperti per effettuare ulteriori e complete prove di staticità, prove dei materiali e tutto quanto possibile per capire se c’è un rischio di crollo immediato».
Dello stesso avviso è Pasquale Tiberii, consigliere comunale di FdI. «Si deve procedere a nuove indagini e sopralluoghi in modo da avere dati tecnici inconfutabili e solo allora prendere decisioni definitive», afferma dopo aver raccolto indicazioni da parte di divesi tecnici sulla questione, «L’ente provinciale, quale proprietario dell’edificio, spero faccia le proprie valutazioni non tralasciando nessuna possibile azione prevista nelle sedi opportune. La chiusura così improvvisa rischia di lasciare l’ennesimo spazio vuoto, l’ennesima scuola chiusa in una città e un centro storico in agonia». Il consigliere torna al momento dello sgombero dello storico edificio. «Le ultime ore sono state segnate da tristezza, sgomento e incredulità, abbiamo assistito tutti ad un ripetersi di annunci e idee che in realtà non hanno fatto altro che alimentare lo sconcerto», tiene a precisare, «la chiusura del Delfico che con molta probabilità avrà durata imprevedibile – abbiamo già l’esempio della Savini e della san Giuseppe – sarebbe il colpo mortale per Teramo centro, i residenti e le attività commerciali. Tutti uniti per un Delfico che possa riaprire il prima possibile».
Si sofferma sui motivi del provvedimento della magistratura Berardo Rabbuffo, architetto e consigliere comunale della Lega. «C’è una discrepanza tra i valori di vulnerabilità calcolati a suo tempo dai tecnici progettisti e quelli calcolati dai tecnici incaricati del controllo», afferma, «al di là dei modelli di calcolo l’edificio comunque ha dimostrato un buon comportamento strutturale in occasione dei terremoti, senza che si siano manifestate lesioni. Chiunque abbia pratica di progettazione di interventi di adeguamento e miglioramento sismico, specie su muratura portante, com’è la struttura di palazzo Delfico, sa che se ci fosse una terza valutazione si troverebbe un terzo valore diverso dai precedenti: infatti i parametri da utilizzare hanno sempre un range di valori e non un valore assoluto». Il consigliere fa rilevare infatti che «le ipotesi di lavoro a base del calcolo sono entro certi limiti discrezionali basati su ipotesi di comportamento dei diversi materiali di costruzione.Certo la differenza tea i due valori di vulnerabilità trovati è eccessiva e occorrerebbe un esperto di muratura portante, con dei sondaggi approfonditi: la muratura portante non si comporta sempre in modo prevedibile e certo, come i telai in cemento armato. Insomma c’è ancora molto da verificare e occorre farlo in fretta. Le autorità locali, dovrebbero lavorare accanto alla magistratura perché si dovrebbe pensare ad un possibile dissequestro di palazzo Delfico come soluzione primaria».
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