Ciaccia respinge le accuse del pm: «Non fuggo, Teramo è la prova»

29 Novembre 2021

L’imprenditore Davide al gip: «L’investimento sul calcio in città dimostra che non volevo scappare» Le quote societarie restano sequestrate, il provvedimento di convalida atteso in settimana 

TERAMO. Davanti al giudice si è difeso con dichiarazioni spontanee e ha negato con forza ogni ipotesi di fuga all’estero «rappresentando al riguardo le recenti iniziative inerenti all’acquisizione del Teramo Calcio». È in un passaggio messo nero su bianco negli atti stilati al termine dell’udienza di convalida che l’imprenditore romano Davide Ciaccia respinge il pericolo di fuga ipotizzato dalla Procura romana nei confronti suoi e di suo fratello Mario. Pericolo che il pm Francesco Marinaro aveva messo in capo ai decreti di fermo.
Due fermi che non sono stati convalidati né dal gip del tribunale di Roma Clementina Forleo né da quello di Teramo Lorenzo Prudenzano che hanno rimesso in libertà i due imprenditori romani neo patron del Teramo calcio arrestati giovedì mattina (Mario a Roma e Davide in un albergo di Teramo). Entrambi i giudici non hanno ravvisato il pericolo di fuga all’estero e hanno accolto le eccezioni sulle intercettazioni presentate sia nell’udienza romana sia in quella teramana dagli avvocati Gianluca Tognozzi e Giorgio Martellino.
La non convalida del fermo (provvedimento che potrebbe essere impugnato dalla Procura) riguarda solo le misure personali. Trafila diversa segue il provvedimento di sequestro di conti, immobili e beni dei fratelli Ciaccia tra cui il 60% delle quote del Teramo Calcio. Il gip del tribunale di Roma, in questo caso l’unico ad avere la competenza sulla misura patrimoniale, ha dieci giorni di tempo per decidere sulla convalida del sequestro disposto dal pm. E con il passare delle ore si delineano i contorni della maxi inchiesta della Procura romana che conta 21 indagati tra cui la mamma dei due imprenditori e un notaio, commercialisti, architetti, ingegneri e tanti altri. Tra gli indagati c’è anche Massimo Chierchia, amministratore delegato del Teramo calcio. Le accuse contestate dalla Procura di Roma vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato all’autoriciclaggio fino all’indebita compensazione. Ipotesi di reato, quest’ultima, che per la Procura è il fulcro: secondo le contestazioni del procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e del sostituto Marinaro i due imprenditori romani avrebbero usato indebitamente i crediti fiscali riconosciuti sino al 110% per lavori di efficientamento energetico e antisismico di immobili privati o gestiti da onlus mai in realtà mai eseguiti. Prima di essere fermati i due imprenditori stavano per concludere una maxi vendita di immobili a Roma.
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