Colpi nei cantieri, sgominata la banda che rubava escavatori

10 Novembre 2021

Si tratta di due foggiani e di un teramano accusato di essere il basista dei pugliesi in trasferta In quattro mesi sei furti, i presunti autori trovati incrociando tabulati telefonici e immagini

TERAMO. Ladri professionisti in trasferta da Foggia che in meno di quattro mesi hanno seminato il panico tra piccoli e grandi imprenditori teramani mettendo a segno sei furti di escavatori e ruspe in svariate località, da Campli a Mosciano. Mezzi così costosi che in molti casi la loro sparizione ha comportato l’interruzione dei lavori in corso proprio per l’impossibilità di acquistarne altri.
Una banda che agiva preparando minuziosamente i colpi, con tanto di basista locale pronto a dare indicazioni e un altro complice pronto a fare da macchina battistrada per la fuga dopo i colpi: i carabinieri ne hanno arrestati tre con l’accusa di furto aggravato in concorso. Si stratta di Antonello Saggese, 38 anni, di Foggia; Francesco Graziani, 31 anni di Bellante (a cui l’ordinanza è stata notificata nel carcere di Viterbo dove si trova per un altro procedimento) e N.M., 46 anni, sempre di Foggia, a cui è stato notificato l’ordine di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria. Saggese, secondo la versione fornita dai militari nel corso di una conferenza stampa, era pronto a far perdere le proprie tracce ed è stato rintracciato dai carabinieri di Melfi e di Foggia in un’area di servizio. Le misure cautelari sono state richieste dal pm Stefano Giovagnoni e accolte dal gip Lorenzo Prudenzano che ha firmato le ordinanze.
I militari della compagnia di Giulianova, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Marzo, sono riusciti a mettere insieme i tasselli del complesso puzzle componendo un’indagine fatta di tabulati, celle telefoniche e immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza. In questo caso centinaia e centinaia di fermi immagine estrapolati dalle telecamere poste in prossimità dei posti in cui sono avvenuti i furti e ai caselli autostradali. Una mole di materiale che gli uomini del nucleo operativo e radiomobile della compagnia, agli ordini del tenente Antonio Trombetta, hanno passato al setaccio partendo da un particolare: la presenza in tutte le immagini della stessa macchina, una station wagon nera. La vettura che, hanno successivamente ricostruito i militari, era guidata dal 46enne che faceva da battistrada. Ovvero segnalava la presenza di auto delle forze dell’ordine in modo che chi era alla guida del mezzo rubato potesse cambiare strada e trovare rifugio per qualche ora in casolari abbandonati. Successivamente imboccava l’autostrada in direzione Foggia. E qui per i mezzi rubati cominciava il nuovo iter: una reimmatricolazione e quindi una vendita a prezzi scontati. Ora l’indagine mira a un altro risultato: scoprire altri colpi e ritrovare i mezzi rubati probabilmente sparsi in tutta Italia.
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