Coltellata per una lite in strada Annullata la condanna all’orefice

10 Giugno 2018

La Cassazione accoglie il ricorso per il 54enne di Montorio finito agli arresti domiciliari sei anni fa In appello aveva preso un anno e tre mesi con l’accusa di aver ferito l’automobilista rivale

TERAMO. Ci sono voluti sei anni, svariati mesi di arresti domiciliari e tre gradi di giudizio per far emergere una verità. Almeno quella giudiziaria. Così hanno stabilito i giudici della Cassazione che hanno annullato la condanna ad un anno e tre mesi inflitta a Maurizio De Angelis, 54enne gioielliere di Montorio, accusato di aver accoltellato un automobilista dopo un diverbio stradale e di essere fuggito. L’uomo è stato assistito dagli avvocati Antonello Di Biagio e Lorenzo Santori che hanno firmato il ricorso alla Suprema Corte che ha rinviato gli atti alla Corte d’appello di Perugia.
I fatti iniziano nel febbraio del 2012 quando l’uomo venne arrestato per lesioni gravissime. Un automobilista lo accusava di averlo accoltellato ad un braccio dopo un violento litigio avvenuto nelle ore notturne sulla statale 80, in prossimità di Villa Tordinia. dopo un sorpasso azzardato. Quella sera, racconterà l’aggredito alle forze dell’ordine descrivendo inizialmente come un Suv l’auto che l’altro guidava, non era riuscito a vederlo bene in faccia in considerazione dell’ora e della scarsa illuminazione su quel tratto, ma qualche giorno dopo recandosi a Montorio aveva riconosciuto la macchina. Ovvero una jeep con una grossa ruota nella parte posteriore risultata di proprietà di un congiunto. Davanti al giudice di primo grado sfilano svariati testimoni tra cui i familiari dell’uomo che raccontano che quella sera il congiunto non si è mai mosso dalla sua abitazione e che la macchina è sempre rimasta parcheggiata sotto casa. La difesa, inoltre, produce una consulenza sulle celle telefoniche che accerta che quella sera il telefono dell’uomo ha sempre agganciato la cella vicino casa. Su un coltello di proprietà dell’uomo,inoltre, gli accertamenti scientifici escludono la presenza di tracce ematiche. Al termine dell’istruttoria dibattimentale per l’uomo arriva la condanna ad un anno ed otto mesi. La condanna viene confermata dalla Corte d’appello dell’Aquila anche se i giudici rideterminano la pena in un anno e tre mesi. Per la difesa, però, «mancano gli elementi certi, precisi e concordanti tali da poter ritenere provata la responsabilità del De Angelis in termine di assoluta certezza e al di là di ogni ragionevole dubbio». Ed è questo il filo conduttore del ricorso in Cassazione contro la sentenza che punta «sulla mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione». Scrivono i difensori nel ricorso: «Ne consegue che, ove la sentenza della Corte territoriale riproduca, come nel caso di specie, sia pure attraverso cautele di linguaggio e formule di stile, la motivazione della sentenza impugnata trascurando sostanzialmente di rispondere alle doglianze proposte, si è in presenza di una vera e propria nullità della sentenza».
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