Coltellata per una lite in strada: gioielliere assolto dopo dieci anni

Era stato condannato a un anno e otto mesi in primo grado e a un anno e tre mesi in Appello Dopo l’annullamento della Cassazione, i giudici di Perugia hanno stabilito che il fatto non sussiste
TERAMO. I tempi della giustizia non sono mai quelli della vita reale. Come in questo caso. Ci sono voluti dieci anni, svariati mesi di arresti domiciliari e tre gradi di giudizio per far emergere una verità. Almeno quella giudiziaria. Così hanno stabilito i giudici della Corte d’Appello di Perugia, che dopo l’annullamento della condanna (in primo e secondo grado) disposta dalla Cassazione e il successivo invio degli atti per un nuovo processo, hanno assolto con la formula del fatto non sussiste Maurizio De Angelis, 58enne gioielliere di Montorio, accusato di aver accoltellato un automobilista dopo un diverbio stradale e di essere fuggito.
L’uomo, assistito dall’avvocato Franco Patella, ha presentato istanza per il riconoscimento dell’ingiusta detenzione la cui udienza è in programma nel mese di aprile. I fatti iniziano nel febbraio del 2012 quando l’uomo venne arrestato per lesioni gravissime. Un automobilista lo accusava di averlo accoltellato a un braccio dopo un violento litigio avvenuto nelle ore notturne sulla statale 80, in prossimità di Villa Tordinia. dopo un sorpasso azzardato. Quella sera, racconterà l’aggredito alle forze dell’ordine descrivendo inizialmente come un Suv l’auto che l’altro guidava, non era riuscito a vederlo bene in faccia in considerazione dell’ora e della scarsa illuminazione su quel tratto, ma qualche giorno dopo recandosi a Montorio aveva riconosciuto la macchina. Ovvero una jeep con una grossa ruota nella parte posteriore risultata di proprietà di un congiunto. Davanti al giudice di primo grado sfilano svariati testimoni tra cui i familiari dell’uomo che raccontano che quella sera il congiunto non si è mai mosso dalla sua abitazione e che la macchina è sempre rimasta parcheggiata sotto casa. La difesa, inoltre, produce una consulenza sulle celle telefoniche che accerta che quella sera il telefono dell’uomo ha sempre agganciato la cella vicina a casa. Su un coltello di proprietà dell’uomo, inoltre, gli accertamenti scientifici escludono la presenza di tracce ematiche. Al termine dell’istruttoria dibattimentale per l’uomo arriva la condanna a un anno e otto mesi. La condanna viene confermata dalla Corte d’appello dell’Aquila anche se i giudici rideterminano la pena in un anno e tre mesi. Per la difesa, però, «mancano gli elementi certi, precisi e concordanti tali da poter ritenere provata la responsabilità del De Angelis in termine di assoluta certezza e al di là di ogni ragionevole dubbio».
Nel 2018 la Cassazione accoglie il ricorso, annulla la condanna e rimanda gli atti alla Corte d’appello di Perugia per un nuovo processo. Che si conclude con l’assoluzione perchè il fatto non sussiste e con i giudici che nelle motivazioni evidenziano sia la questione delle celle telefoniche sia quella dell’auto rimasta sempre sotto casa.
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