Comunali, risultato contestato: c’è l’appello al Consiglio di Stato

ATRI . Parte l’appello al Consiglio di Stato per le elezioni comunali. A presentarlo sono alcuni esponenti di “Alleanza civica”, la lista diventata associazione che ha sostenuto Alfonso Prosperi,...
ATRI . Parte l’appello al Consiglio di Stato per le elezioni comunali. A presentarlo sono alcuni esponenti di “Alleanza civica”, la lista diventata associazione che ha sostenuto Alfonso Prosperi, candidato sindaco sconfitto con uno scarto di soli 11 voti e che ha presentato il ricorso al Tar. Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato legittima la tornata elettorale di metà maggio, ritenendo infondate le contestazioni mosse e avallano di fatto le tesi difensive dell’amministrazione. L’appello è firmato da Gianluigi Antonelli e Livio Nespoli e dai candidati non eletti Alessandro Demetrio e Antonella Innamorati con l’avallo dai consiglieri Gabriella Liberatore e Giammarco Marcone e di Ugo Giuliani e Alessandro Graziosi. Per loro l’iniziativa ha una matrice puramente civica, quindi sarebbe apolitica, ma destinata a fare chiarezza sulla vicenda elettorale. «La documentazione prodotta dal Comune al Tar contiene imprecisioni, ricostruzioni fallaci, che hanno indotto i giudici in errore», affermano, «il tribunale dunque non ha sentenziato basandosi su fatti reali, ma su fatti ricostruiti male dall’ente, sicuramente in buona fede, ma ricostruiti male sulla base non dei documenti di seggio ma anche e soprattutto su dichiarazioni postume raccolte a tale scopo». Gli appellanti evidenziano che Prosperi «ha presentato una ricostruzione reale dei fatti, il Comune ha chiesto ai giudici di stralciare la memoria difensiva».
Nel documento si evidenzia che le schede consegnate dalla prefettura sono state 960, le schede vidimate 801, dato confermato dalle 159 schede non vidimate in avanzo. Sono avanzate 156 schede vidimate, quindi sono state consegnate schede pari a un numero accertato di elettori ovvero 645. «È dunque assodato», spiegano i firmatari dell’appello, «che nella sezione hanno votato in 645, manca una tessera elettorale e un’elettrice ha avuto in mano due schede. Sono condizioni che normalmente mettono in dubbio la genuinità del risultato già per il solo sospetto di un inquinamento della volontà popolare. Sia chiaro, noi non diciamo che sia stata una o l’altra lista a innescare questo meccanismo, il nostro scopo è che il Consiglio di Stato giudichi i fatti reali, sui documenti reali e ci dica se l’attuale maggioranza è lì per caso o per accertabile e genuina espressione della volontà popolare. E, se necessario, si ridia la parola agli elettori».
Domenico Forcella

