Comune e Provincia scrivono al ministro: «Fermi la fusione»
TERAMO. Gianguido D’Alberto e Diego Di Bonaventura scrivono al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli per caldeggiare uno stop al processo di fusione delle Camere di Commercio di Teramo...
TERAMO. Gianguido D’Alberto e Diego Di Bonaventura scrivono al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli per caldeggiare uno stop al processo di fusione delle Camere di Commercio di Teramo e L’Aquila. Analoga iniziativa è stata intrapresa dai presidenti delle Province e dai sindaci dei Comuni capoluogo delle altre città per le quali si prospetta analoga decisione.
Nella lettera gli amministratori ricordano che le Camere di commercio dei territori interessati hanno inviato già al ministro un documento contenente proposte di miglioramento della riforma «proposte condivisibili, tenuto conto del ruolo istituzionale e di supporto al mondo imprenditoriale che le Camere svolgono sul territorio, da sempre e in modo essenziale».
Sindaco e presidente della Provincia sottolineano come «le istituzioni che rappresentiamo, dialogano, si confrontano e collaborano costantemente con le Camere di commercio, che sono portatrici degli interessi delle imprese e riversano in importanti progetti le risorse che dalle imprese direttamente derivano, senza gravare sul bilancio dello Stato». Facendo anche riferimento alla soppressione delle Province, i due amministratori sottolineano che «lo scenario non sembra poter prescindere dalla presenza della Camera di commercio nei nostri territori, ognuno dei quali si caratterizza per dimensione, popolazione, sistema imprenditoriale, territorialità e presenza di altre importanti istituzioni».
Quindi il riferimento alla bozza di emendamento legislativo che potrebbe essere inserito dal Governo in uno dei prossimi decreti il quale «nel ribadire l'obbligatorietà degli accorpamenti tra Camere di commercio, ne prevederebbe addirittura il “commissariamento”, qualora entro marzo, non si accorpassero, svilendo in tal modo anche il ruolo degli amministratori delle Camere, regolarmente eletti e che, con spirito di abnegazione prestano la loro opera con professionalità, passione e impegno». «La rideterminazione», è detto in un altro passaggio, «delle circoscrizioni territoriali imposta per legge, rischierebbe la creazione di Camere di commercio distanti tra loro, con assetti istituzionali e relazionali diversi e, soprattutto, con sistemi produttivi non necessariamente allineati in termini di settori, numero imprese e di dimensione, mentre le Camere dei nostri territori, virtuose e attive, sono e devono restare per noi interlocutori privilegiati».
D’Alberto e Di Bonaventura, annunciano che vogliono sostenere l’iniziativa della Camera di commercio di Teramo che chiede «di superare l’obbligatorietà degli accorpamenti: riteniamo essenziale il loro permanere, pur riformate, quali istituzioni autonome, che possano continuare a intervenire in modo determinante allo sviluppo del sistema imprenditoriale locale e alla crescita territoriale» .

