«Con la vendita della Julia coperti i buchi di bilancio»
GIULIANOVA. Le vendite del pioppeto comunale e della Julia servizi, servite secondo il Cittadino governante a «nascondere le condizioni di pre-dissesto del Comune di Giulianova», finiranno sotto l’es...
GIULIANOVA. Le vendite del pioppeto comunale e della Julia servizi, servite secondo il Cittadino governante a «nascondere le condizioni di pre-dissesto del Comune di Giulianova», finiranno sotto l’esame della Corte dei conti. «Sono bastati 7 anni al sindaco Mastromauro», si legge in una nota del movimento politico rappresentato da Franco Arboretti, «per condurre le casse del Comune sull’orlo del precipizio: le condizioni del bilancio comunale sono ormai così negative e precarie che ricordano quelle che generalmente conducono i comuni al pre-dissesto». L’associazione politica ripercorre le tappe delle ultime scelte amministrative. «Nel 2015 si profilava una situazione finanziaria drammatica», si legge nella nota, «una cassa in rosso per circa 2 milioni di euro. A quel punto l’amministrazione ha contratto un mutuo per far fronte al pagamento dell’esproprio di parco Franchi. Eppure le risorse per quel pagamento esistevano già da anni e derivavano dalla vendita del pioppeto. Più precisamente sono esistite fino a novembre 2015 quando, improvvisamente, sono finite nelle “mani bucate” della spesa corrente. Questo ha creato il pretesto per attingere ai 3 milioni e 353 mila euro del mutuo suddetto che nel consuntivo del 2015 hanno magicamente trasformato i segni meno in segni più. Nel 2016 l’amministrazione ha ostinatamente voluto vendere Julia Servizi e, invece di realizzarci almeno qualche serio investimento per la città, ha utilizzato buona parte (circa 4 milioni di euro) degli introiti ottenuti per ripianare il disavanzo di 3 milioni e 961 mila euro creatosi nel bilancio comunale dopo il riaccertamento dei residui». Insomma, secondo il Cittadino, gli introiti della vendita del pioppeto sono stati utilizzati per la spesa corrente, mentre quelli della Julia per reimmettere liquidità nelle casse comunali altrimenti vuote, quando invece si era detto che con quei soldi sarebbero stati fatti investimenti per la città. «Sul piano politico», continua Arboretti, «tutto ciò si configura, oggettivamente, come un risultato fallimentare. Ma riteniamo anche che le procedure sopra descritte non siano né corrette, né legittime, ed è per questo che sottoporremo tutta la problematica alla Corte dei conti. Quanto sta accadendo è ancora più grave se si considera che la città versa in condizioni inaccettabili». (m.t.)

