Confartigianato, l’assemblea conferma Di Marzio presidente

TERAMO. L’assemblea annuale della Confartigianato Imprese Teramo, che si è riunita il 23 dicembre scorso, ha approvato all’unanimità il bilancio e la riconferma del direttivo uscente, come pure del...
TERAMO. L’assemblea annuale della Confartigianato Imprese Teramo, che si è riunita il 23 dicembre scorso, ha approvato all’unanimità il bilancio e la riconferma del direttivo uscente, come pure del collegio dei revisori dei conti e dei probiviri. Il direttivo eletto ha poi riproposto alla presidenza Luciano Di Marzio e come vice presidente Aldo La Barbera, ed eletto anche i componenti della giunta esecutiva nelle persone di Marco Calabrese, Massimo Malatesta e Giacomo Proietto.
Il presidente Di Marzio in una nota ringrazia il direttivo «per la fiducia dimostrata e rinnovata, che inizia nel lontano 1993 e interrotta solo per alcuni mesi nel 2014 per motivi di salute, assicurando come sempre di lottare per la tutela e il rispetto di tutte le imprese associate e non».
Nella relazione che ha aperto l’assemblea Di Marzio ha evidenziato «la grande delusione del Governo Renzi, che appena insediato ha fatto tante promesse come quella di pagare i debiti pubblici alle imprese, eliminare la burocrazia, ridurre le tasse e la spesa pubblica e tanto altro» e ha continuato: «Speriamo che almeno il Governo Gentiloni voglia facilitare l'accesso al lavoro. E' ora di dire basta a questi politici nazionali e regionali che sono sordi alle richieste delle imprese, e che purtroppo nella regione Abruzzo non destinano, nel bilancio regionale, neanche un euro all'artigianato». Di Marzio ha ricordato a questi politici che l'artigianato in Abruzzo conta oltre 35mila iscritti e dà lavoro a quasi 100 mila dipendenti».
Il presidente ha concluso informando che «anche in questo anno il bilancio dell'associazione chiude in attivo, ma sono sempre più preoccupato per il futuro delle imprese, molte delle quali costrette a chiudere le loro attività, e quindi bisogna purtroppo, per avere più attenzione e riconoscimenti dalla politica, essere pronti a lasciare per un momento il lavoro e scendere in piazza a protestare».

