Confartigianato: «È bene che ci siano due corsi di moda»

16 Novembre 2023

VAL VIBRATA. «Quello che non fa la politica lo fanno gli imprenditori della Val Vibrata. Il ricambio generazionale non esiste più e loro cercano di recuperarlo, la scuola su questo problema ha un...

VAL VIBRATA. «Quello che non fa la politica lo fanno gli imprenditori della Val Vibrata. Il ricambio generazionale non esiste più e loro cercano di recuperarlo, la scuola su questo problema ha un ruolo determinante per cui bisogna ripristinare principalmente la scuola di avviamento professionale». La presa di posizione arriva dal presidente della Confartigianato imprese Teramo Luciano Di Marzio, che aveva già avuto modo di sottolineare più volte in passato come oggi i giovani non imparino più i mestieri artigiani.
Di Marzio promuove il fatto che in Val Vibrata ora ci siano due istituti scolastici – a quello di Sant’Egidio si è aggiunto di recente quello di Nereto – che hanno accolto un corso professionale sulla moda in modo da garantire alle aziende del settore abbigliamento l’innesto di giovani operai, ritenendo questa competitività positiva. «Un grande plauso», dice, «a Domenico Di Matteo, al presidente dell’associazione degli imprenditori Massimo Salvi e alla preside del liceo Peano Rosa di Nereto».
Di Marzio ricorda che «Teramo è la provincia in Italia che ha avuto più cancellazioni dall’albo artigiano. La politica regionale non ha raccolto il mio allarme rifinanziando almeno la Bottega scuola, che negli anni passati ha creato tanti nuovi imprenditori e ottimi collaboratori nelle aziende. Un giovane coraggioso che inizia un’attività è destinato a chiudere dopo poco tempo per tutti i pagamenti che arrivano. Il Governo, come ha già fatto nel passato con la legge 55, deve intervenire con urgenza nell’esentare da questi pagamenti gli imprenditori almeno per i primi tre-cinque anni. La prima rata di mutuo la dovrebbero pagare dopo almeno due-tre anni dall’inizio dell’attività, come è già avvenuto nel passato con il boom edilizio degli anni 80/90», sostiene Di Marzio, e conclude: «Anche la Regione, le Province e i Comuni dovrebbero contribuire a esentare i giovani imprenditori dalle tasse da pagare per i primi anni di attività. Solo così possiamo sperare di avere nuovi imprenditori».