Confesercenti: «C’è da cambiare il nostro modello di turismo»

Grimi: «Questo territorio è ancora lontano dall’essere identificato come un’unica destinazione, dev’essere promosso in modo diverso. Gli esempi virtuosi sono Costa dei Trabocchi e Alto Sangro»
TERAMO. Per il Teramano non è un'estate da tutto esaurito, se non forse per il segmento del turismo all’aria aperta (villaggi e camping). Tanti ombrelloni vuoti, alberghi con camere ancora disponibili, lungomari che a sera evocano più atmosfere settembrine che pre-ferragostane. Al di là dei numeri, che arriveranno a fine stagione col loro strascico di polemiche e interpretazioni, chi opera nel turismo ha già una fotografia chiara di ciò che è l'estate 2024. Gianluca Grimi, presidente di Assoturismo Confesercenti Abruzzo, parla di stagione «complessa e non effervescente» ma spinge il suo ragionamento un po' più in là. Oltre le spiagge semivuote, i consumi in calo e le lamentele «che altro non fanno», dice, «che riflettere l'incisività delle azioni, o inazioni, messe in campo. Occorre effettuare valutazioni anche in termini di flussi locali, di rinnovate attitudini delle persone, e non solo dei turisti. Siamo infatti in presenza di fenomeni sociali, economici e climatici che inducono cambiamenti effettivi nei comportamenti, sia nella propensione al consumo sia nelle modalità di fruizione dei servizi, e tutto ciò si deve valutare con attenzione», spiega Grimi.
LA DESTINAZIONE UNICA
«Occorre riflettere, e agire, su un tema specifico: se siamo tutti univocamente d’accordo che il modello teramano ha esaurito la sua spinta propulsiva, quanto ne deriva è che occorre un cambiamento di paradigma. E, se occorre un cambiamento, il passo successivo è chiedersi il perché altri territori funzionano bene. Il modello teramano di quale cambiamento necessita? Come attuarlo? E, soprattutto: chi deve fare cosa e quanti soldi ci mette?», prosegue il presidente di Assoturismo, che invita a superare l'immobilismo degli ultimi anni e trovare subito una governance efficace della destinazione che non c'è: «Non punto il dito contro alcuno, ed anzi mi metto tra i responsabili, una cosa però è certa: velocemente tra istituzioni, comuni e associazioni di categoria si deve parlare e lavorare. Di fatto non abbiamo coscienza di essere una singola destinazione e di conseguenza non attuiamo politiche di destinazione». Grimi cita la zona 30 nei sette centri costieri come unica azione concreta attivata, ma evidentemente insufficiente, per dare un'immagine di territorio sostenibile e fruibile. «Ma il Teramano è lontano ancora dall’essere identificato come unica destinazione a differenza di altre zone d'Abruzzo come la Costa dei Trabocchi e l'Alto Sangro, che hanno saputo fare corpo unico, sintetizzato brand e azioni di marketing, e ne godono ora i vantaggi. Il turismo teramano è invece statico, non dà segnali di evoluzione verso le esigenze del cliente», incalza Grimi.
I SERVIZI DA ADEGUARE
«Dobbiamo mettere in campo la nostra capacità di produrre servizi unici a una qualità non replicabile, fruibili dalle famiglie, in un ambiente sano e con spazi di refrigerio». Fra le azioni urgenti, Grimi pone l'adeguamento delle città, costiere e non, al cambiamento climatico: creare parchi urbani vivibili e con servizi «come stanno facendo altre realtà, a partire da Bari. Perché i turisti valutano anche come vivere bene un periodo di vacanze nonostante le alte temperature». Grimi insiste anche sulla mobilità, con l'introduzione del biglietto unico della costa: «A che serve l'imposta di soggiorno se non ad aumentare i servizi? Si utilizzino parte di quei soldi per dare un contributo a Tua e attivarlo», e punta il dito contro la narrazione che da vent'anni parla di piste ciclabili che «dal mare raggiungeranno l'interno. Dove sono? Quali servizi hanno? Sono fruibili dalle famiglie? Di queste cose dobbiamo velocemente farci carico e trovare soluzione. La promozione senza servizi territoriali non esiste», conclude Grimi.
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