Confindustria: è il tracollo se chiudono le fabbriche

Il presidente Zippilli risponde agli inviti del sindaco D’Alberto e dei sindacati «Le nostre imprese hanno attuato le misure per rendere massima la sicurezza»
TERAMO. Inviti da più parti a chiudere le fabbriche. Li ha rivolti il sindaco Gianguido D’Alberto, li hanno rivolti i sindacati. L’ultimo quello di Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl secondo cui «è inammissibile che restino ancora aperte le fabbriche, tutto l'Abruzzo sta vivendo una situazione di guerra e i soldati che la combattono hanno le tute blu. Faccio un appello a tutti i sindaci della provincia "fate chiudere le vostre zone industriali" oltre ai parchi fluviali». E anche il governatore Marsilio sta per emanare un’ordinanza per chiudere le attività non necessarie in Abruzzo.
Stop alla produzione ritenuto assolutamente da evitare per Confindustria Teramo che, afferma il suo presidente Cesare Zippilli «ha raccomandato, a tutte le imprese del proprio sistema, l’adozione di tutte le misure previste e utili a consentire il massimo della sicurezza nei luoghi di lavoro (in piena osservanza dei decreti emanati per far fronte al Covid-19 ed in piena osservanza al rispetto del lavoro e dei lavoratori). Aziende della nostra associazione industriale hanno adottato anche misure extra: coperture assicurative sanitarie, buoni per acquisti alimentari. Per contenere l’espandersi dell’epidemia si devono attuare comportamenti corretti fuori dalle fabbriche e dai posti di lavoro». Zippilli invita a lasciare da parte «la strumentalizzazione fine a se stessa».
«Confindustria è a fianco del governo e delle altri parti sociali. Ha lanciato un documento dal titolo “Affrontiamo l’emergenza economica per la tutela del lavoro”, con le proposte per una reazione immediata per consentire alle aziende di andare avanti, in una situazione di grande incertezza come l’attuale. Troppa è la paura che lo stop delle produzioni potrebbe innescare una crisi economica difficilmente arginabile. Il nostro sistema economico provinciale, già sotto stress, non reggerebbe a questo colpo definitivo. Se si chiudono le fabbriche si perdono ordini e commesse, i clienti si rivolgono altrove. Questo determinerà, senza se e senza ma, la perdita definitiva di posti di lavoro, portando una gravissima crisi occupazionale e sociale. Rischiamo di scaricare sulla collettività la scelta di decisioni assunte sulla scia dell’emotività. La tenuta del sistema produttivo è cruciale per tutte le aziende. Le imprese, con chi vi lavora, sono il patrimonio vero dell’Italia e della nostra provincia. La strada, per battere il coronavirus e tornare a essere il grande Paese che conosciamo, passerà anche da tutte le persone che continueranno a popolare e tenere in vita le fabbriche, dando speranza a tutti i cittadini. Di fronte abbiamo una sfida straordinaria, ma vinceremo».
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