Contagi in ospedale nella norma «Stop accuse, pensiamo alla fase 2»

Gianfelice (Anaao): percentuali uguali all’Emilia Romagna, uniamoci e progettiamo come ripartire Senologia, tutto il personale è negativo. Il rianimatore: «Interventi in piena sicurezza al Mazzini»
TERAMO. La Asl di Teramo, con i suoi circa 75 dipendenti contagiati, ha numeri simili o minori alle Asl di una regione-simbolo di buona sanità, l’Emilia Romagna.
COME L’EMILIA ROMAGNA. Filippo Gianfelice, chirurgo vascolare del Mazzini e componente del direttivo nazionale Anaao, tabella alla mano parla di 342 contagiati alla Asl di Piacenza, 84 a Parma, 252 a Reggio Emilia, 175 a Modena, 223 a Bologna. «Si sta facendo una polemica sui contagi fra il personale della Asl di Teramo. Ma i dati del 9 aprile di tutta l'Emilia Romagna parlano di un interessamento fra il 3 e 4% di tutto il personale: noi dunque siamo al livello di una sanità molto più attrezzata della nostra», esordisce il sindacalista.
Gianfelice una spiegazione sui contagi, comunque, ce l’ha. In sostanza, come ha ribadito ultimamente anche l’Anaao nazionale, l’Istituto superiore di sanità all’inizio ha sottovalutato il problema e «le direzioni generali di conseguenza non si sono approvvigionate a sufficienza di dispositivi di protezione. Quello che è accaduto al Mazzini, per questi motivi, è avvenuto in tantissimi altri ospedali in Italia». A questo, continua il sindacalista, si aggiunga che da 10-15 anni c’è stata una continua riduzione di posti letto e personale, per cui il sistema è entrato in affanno.
Ma ora, sostiene Gianfelice, bisogna guardare all’immediato futuro: «Ora il problema più importante è la fase 2, la ripresa. Capire come sviluppare tutto quello che si è fermato finora. Il coronavirus non scomparirà, permarrà anche con il vaccino: probabilmente ci dovremo abituare alle mascherine e a fare test sierologici rapidi. Sarà necessario che ci siano ospedali Covid ancora per parecchio, anche a livello locale. Così come al Mazzini dovremo ancora per tanto mantenere percorsi Covid. E le risorse che arriveranno dovranno essere distribuite su personale e strutture. A Teramo avevamo il grosso vantaggio di progettare un nuovo ospedale, ma è tutto fermo. Vantaggio perso, ad esempio, nei confronti di Pescara che sta costruendo una nuova struttura Covid affianco all'ospedale». Il medico invita i protagonisti della vita teramana ad abbassare i toni «affinchè si faccia un unico progetto per la fase 2: bisogna essere pronti e non discutere fra noi. Ci siamo persi in chiacchiere e ora ci troviamo con vecchie strutture».
SENOLOGIA. In un post su Facebook il responsabile della Senologia del Mazzini, Maurizio Brucchi, una settimana fa risultato positivo al Covid annuncia di stare bene e che tutto il personale del reparto è negativo.
IL RIANIMATORE RACCONTA. Sempre su Fb un rianimatore, Franco Cantagalli, ha spiegato con chiarezza quel che accade al Mazzini, fugando una serie di dubbi: è l’unico ospedale in provincia che garantisce «in piena sicurezza, gli interventi chirurgici di classe oncologica per tutte le 10 specialità chirurgiche; garantisce tutti gli interventi chirurgici, in urgenza e in emergenza, di pazienti non Covid; ha attivo un percorso di sala operatoria Covid, isolato dalla restante parte del blocco operatorio, che garantisce interventi, in urgenza e in emergenza, dei pazienti sospetti e Covid positivi; ha in piena attività una rianimazione generale da 9 posti per la terapia intensiva post-operatoria e la gestione e terapia di tutte le emergenze del territorio provinciale; ha una rianimazione Covid, separata dalla generale, che può garantire fino a 18 posti (di cui 6 per i casi sospetti, ndr)».
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