Coppia in fuga dall’invasione: «In viaggio 5 giorni per salvarci»

Guido, 77enne di Tortoreto, e Lyubov, 60 anni, si erano trasferiti in Ucraina dopo le nozze nel 2019 Lui dice: «Lì avevo trovato la serenità, non avrei voluto andare via ma era troppo pericoloso»
ROSETO. È una vicenda sconvolgente quella capitata a Guido, sua moglie Lyubov e parte della loro famiglia, costretti a scappare da Stryi, cittadina a soli 70 chilometri da Leopoli e dove si erano trasferiti dall’Italia nel 2019, per sfuggire agli orrori della guerra in Ucraina. Uno scherzo del destino per lui 77enne, originario di Tortoreto, e lei 60enne ucraina che per 18 anni (dal 2001) ha vissuto in Italia. Con loro sono fuggiti anche la figlia di lei, Yeselena, incinta e mamma di una bambina di 9 anni al loro seguito. È stata la prima famiglia a raggiungere il 3 marzo dall’Ucraina il residence Felicioni di Roseto, dove adesso si sentono al sicuro.
L’incubo, durato 5 giorni, è cominciato il 26 febbraio con la fuga da Stryi, cittadina dove la situazione, allora, non era ancora precipitata. Ma la paura di ritrovarsi la guerra dentro casa li ha spinti a scappare verso la frontiera polacca. Un lungo viaggio per poi fare ritorno in quella terra che Guido e Lyubov, tre anni fa, avevano deciso di lasciare. «Cinque giorni e cinque notti in macchina per venire in Italia», spiega con lo sguardo commosso Guido, «siamo passati dalla Polonia, poi Repubblica Ceca, Austria e poi Italia. È stato un viaggio straziante, ho dormito pochissimo. Da casa nostra alla frontiera polacca sono stati 70 chilometri interminabili». Guido racconta che all’inizio non ne voleva saperne di lasciare l’Ucraina, che sente come casa sua. «Avevo il mio pezzetto di terra e gli animali, così passavo il mio tempo», ricorda. Ma la scelta di abbandonarla è stata inevitabile. «Il 26 febbraio è stato mio genero», spiega Lyubov, «a dirci di partire perché le cose si stavano mettendo male e anche perché mia figlia è incinta». In Ucraina sono rimasti il genero e l'altro figlio di Lyubov, a combattere, sua nuora, suo fratello e la madre 83enne. «Lì ho lasciato i miei cari», aggiunge Lyubov, «se la Russia dovesse conquistare l’Ucraina non tornerò, ho troppa paura. Ma credo che raggiungeranno un accordo, la speranza è l’ultima a morire. Speriamo che questa guerra finisca per poter riabbracciare i nostri parenti». La storia di Guido e Lyubov è incredibile. Dopo essersi conosciuti in Italia nel 2011, hanno deciso di sposarsi nel 2019 a Giulianova, andando a vivere in Ucraina, dove c’era la famiglia di lei. Lì Guido aveva trovato quella pace e serenità, anche economica, che l’Italia non riusciva più a garantirgli, vista l’esiguità della pensione che percepiva. Tre anni dopo, però, la situazione si è rovesciata per un terribile scherzo del destino. Ora, accolti dallo staff del residence Felicioni che ospita in totale 32 rifugiati ucraini, sentono che per loro, al momento, il peggio è passato.
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