Corteo per il 16enne morto «Ci aspettiamo giustizia»

19 Luglio 2021

CORROPOLI. In tanti si sono ritrovati ieri mattina a Corropoli per sostenere i familiari di Daniele Velaj, il 16enne morto dopo essere stato travolto da una macchina mentre spingeva il suo scooter...

CORROPOLI. In tanti si sono ritrovati ieri mattina a Corropoli per sostenere i familiari di Daniele Velaj, il 16enne morto dopo essere stato travolto da una macchina mentre spingeva il suo scooter rimasto in panne. Quella sera alla guida della macchina c’era un 24enne indagato per omicidio stradale e sanzionato amministrativamente perché risultato positivo all’alcol test, seppur sotto il limite che fa scattare la denuncia penale per guida in stato di ebbrezza. La manifestazione è stata organizzata per chiedere che ci sia un processo.«Ci saremmo aspettati l’arresto, ma questo non c’è stato e ora non ci resta che sperare in una futura condanna severa e proporzionata al fatto» dicono i genitori Festim e Kafaze. La famiglia, di origine albanese, da anni anni vive a Corropoli dove è amata e benvoluta da tutti. Il padre ha una impresa edile. Quella drammatica sera erano stati tutti insieme in un ristorante e il ragazzo, nel tornare a casa con lo scooter, aveva avuto un problema con il mezzo che si era improvvisamente fermato. Lo stava spingendo a piedi quando venne improvvisamente travolto e ucciso dalla macchina guidata da un ragazzo del posto. «Non si può accettare una morte così assurda», continuano i familiari, «il nostro Daniele aveva solo 16 anni e una vita davanti. Era un ragazzo solare e pieno di vita, ogni volta che tornava a casa si faceva sentire, ci abbracciava e ci baciava in maniera talmente insistente e scherzosa che il suo bene arrivava all’anima. Amava stare in compagnia e aveva amici a non finire. Era sempre molto rispettoso nei confronti degli altri e tutti gli volevano bene. Amava i motori, nel tempo libero dagli studi passava ore in garage a sistemare lo scooter». E aggiungono: «Ci saremmo aspettati l’arresto, ma questo non c’è stato e ora non ci resta che sperare in una futura condanna severa e proporzionata al fatto. Alcuni testimoni hanno riferito che il conducente dell’auto andava a fortissima velocità e che una delle scarpe di nostro figlio è stata trovata addirittura al secondo piano di un’abitazione vicina. Vorremmo che nessun particolare fosse tralasciato nella ricostruzione dei fatti che poi dovranno essere valuti dai giudici».(d.p.)
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