Costi alle stelle, azienda taglia: un solo turno per cento operai

9 Settembre 2022

Bollette elettriche da 330mila euro a 1,2 milioni in un grosso stabilimento della Val Vibrata Da lunedì si lavorerà solamente dalle 8 alle 14. La segretaria della Fiom Cgil: «Il peggio è già qui»

TERAMO. L'autunno “caldo”, quello della crisi legata ai costi energetici schizzati alle stelle, è già qui. In anticipo rispetto alle previsioni, ha iniziato a far sentire la sua stretta sulle aziende, che tagliano i turni e annunciano il ricorso alla cassa integrazione, e sui lavoratori, che incassano i colpi di stipendi ridotti e contratti in bilico.
Il settore che prima degli altri traballa è il metalmeccanico. Le batoste energetiche stanno spingendo diverse fabbriche teramane a rivedere modi e tempi delle produzioni per evitare di lavorare in rimessa: l'ultimo caso è quello di una grande azienda vibratiana dell'automotive. Oltre cento addetti che da lunedì, come annunciato ai delegati sindacali dai vertici societari, lavoreranno su un solo turno: quello giornaliero, dalle 8 alle 14. Gli altri turni, pomeridiano e notturno, si fermeranno fino a data da destinarsi. Una soluzione per tamponare i costi dell'energia che, l'azienda in questione, si è vista quadruplicare: bollette dell’energia elettrica schizzate da 330mila euro a 1,2 milioni di euro.
Una situazione che rischia di precipitare e che la Cgil torna a denunciare affinché si mettano in campo azioni condivise, partecipate e utili a scongiurare che a pagare il prezzo più alto siano i lavoratori: «Quello che sta accadendo è molto preoccupante: quanto annunciato dall'azienda vibratiana deve rappresentare un campanello d'allarme forte, ammesso che ne servano di ulteriori», commenta la segretaria della Fiom Cgil Natascia Innamorati, «il taglio dei turni per i lavoratori significherà, al momento, perdere sulla retribuzione una media di 70 euro al mese. Una riduzione che pesa come un macigno se pensiamo agli aumenti sulle bollette, che anche per i lavoratori sono quattro volte più alte, all'inflazione al 10% e alla perdita del potere d'acquisto, con lo spettro della cassa integrazione. In Cgil ogni giorno riceviamo annunci di ricorso agli ammortizzatori sociali e per un territorio come il nostro, già precario e fragile, è preoccupante. La soluzione, è evidente, non potrà essere quella di cuocere la pasta chiudendo il gas prima del termine di cottura. Bisogna fare presto e dare soluzioni alle lavoratrici e ai lavoratori».
La Fiom ricorda come la provincia di Teramo soffra l'assenza di una strategia industriale e come oggi una concomitanza di fattori renda questa carenza ancora più evidente: «Ciò che accadrà sarà il mancato rinnovo dei contratti interinali e l'impoverimento dei lavoratori in cassa integrazione: servono azioni immediate, come l'estensione degli ammortizzatori sociali ai precari, il blocco dei licenziamenti, l'adeguamento del massimale della Cig, la tassazione degli extra profitti del settore energetico», prosegue Innamorati, «Bisogna agire come in emergenza Covid, sedendoci tutti attorno a un tavolo perché ciò che era una preoccupante prospettiva ora è realtà».
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