«Così padre Odorico salvava i perseguitati»

19 Marzo 2018

Montorio, in tanti alla messa in memoria del missionario francescano venerato in Nicaragua

MONTORIO. Celebrazione solenne ieri mattina nella chiesa di San Rocco, per ricordare il 28° anniversario della morte del montoriese padre francescano Odorico D’Andrea, per il quale nel 2002 la chiesa ha aperto il processo di beatificazione. Officiata dal parroco di Montorio don Nicola Iobbi e da don Paolo Di Domenico, la messa ha visto la partecipazione delle associazioni sportive e di volontariato e dei nipoti di padre Odorico: Elvano, Rocco e Giancarlo (figli di Antonio e Vittorio, due dei fratelli del francescano) visibilmente commossi.
Ed è stato Elvano D’Andrea a ricordare la figura dello zio, che ha raggiunto più volte in missione in Nicaragua. «E se all’inizio da comunista ero un po’ diffidente», ha raccontato, «poi mi sono dovuto ricredere. Lui sapeva molte cose, ma non ha dato mai sfoggio della sua intelligenza. In Nicaragua c’era una forte venerazione nei suoi confronti: lo consideravano non un sacerdote, ma un patriarca. Eppure era molto umile». Ed Elvano si commuove nel raccontare di un Paese in guerra, dove piovevano le bombe e «padre Odorico raccoglieva i corpi martoriati lungo le strade, li ricomponeva e li benediva prima di dare loro sepoltura». Sempre durante la guerriglia tra sandinisti e contras «caricavamo le persone ricercate su furgoncini che trasportavano banane e così lui li portava in salvo». Il nipote ricorda le sue doti di mediatore fra i due eserciti. «Disarmava tutti con l’amore e con estrema umiltà. Insomma viveva una vita normale, in mezzo alla gente povera. Era un San Francesco del 2000, che sapeva riconoscere la novità».
Anche San Rafael del Norte ha ricordato “El santito del Norte” (come lo chiamano i nicaraguensi), le cui spoglie riposano nel Santuario del Tepeyac. E qui ieri si sono riversati 50mila pellegrini provenienti da tutto il Centro America per la messa solenne delle 11 (18 in Italia).
Catia Di Luigi
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