Crisi a Tortoreto, i dissidenti: non si poteva più andare avanti

I sei spiegano le loro ragioni: «Volevano imporci l’esternalizzazione dei cimiteri senza discuterne e sono troppi i progetti abbandonati e le occasioni sprecate. Il sindaco deve azzerare la giunta»
TORTORETO. «Troppe difficoltà nell'azione amministrativa, non si poteva andare avanti in quel modo»: i sei consiglieri che hanno avviato la crisi di maggioranza a Tortoreto tornano a chiedere l'azzeramento della giunta al sindaco Alessandra Richi, che sembra stia valutando una nuova proposta di accordo. Ma i sei, nella conferenza stampa di ieri, hanno cercato soprattutto di difendersi, rifiutando le etichette di dissidenti, ostruzionisti e assenteisti, e di sforzarsi di fare chiarezza sulla loro posizione e su quanto accaduto in quest'ultimo mese di botta e risposta durissimi. La loro narrazione questa volta riparte dall'esternalizzazione dei servizi cimiteriali, tema di quella riunione del consiglio comunale del 22 marzo caduta per mancanza del numero legale e goccia che ha fatto traboccare il vaso convincendoli a rompere gli indugi.
Spiega Renato Chicchirichì: «Erano mesi che chiedevamo di risolvere una questione riguardante i nuovi loculi, con la ditta che li ha realizzati che aspettava di essere pagata ed aveva già contattato un legale. Ma invece, improvvisamente, ci sono state presentate una delibera già pronta per l'esternalizzazione dei servizi cimiteriali e la convocazione del consiglio comunale per la sua approvazione, senza che ci fosse stata prima una discussione sul tema. A tutt'oggi, non siamo ancora riusciti a dire se siamo d'accordo o meno con questa scelta. E' questo il metodo di scarsa condivisione delle scelte che critichiamo».
Poi le difficoltà amministrative: «E' da ottobre che sollecito un'azione concreta di bilancio», spiega l'assessore dimissionario al bilancio Rosella Di Pancrazio a cui fanno eco Fabrizio Di Febo, Federico Di Lorenzo e Liliana Piacentini, che spiega: «Abbiamo capito che non si poteva andare avanti: nonostante il nostro impegno, erano troppi i problemi, le progettualità abbandonate, le intuizioni e le occasioni sprecate. Non presentandoci a quella riunione del consiglio comunale e dando vita ad un nuovo gruppo, abbiamo voluto dare un segnale forte, ma anche cercare un dialogo per cambiare le cose. Nessuno però ha voluto capire».
A quel punto, invece, il sindaco ha deciso di revocare le deleghe dei due assessori Chicchirichì e Rosita Di Mizio. Quest'ultima attacca duramente: «Le revoche sono illegittime e immotivate. Il provvedimento è stato inoltre discriminatorio: su quattro assenti non giustificati alla riunione del consiglio comunale, solo due hanno subìto la revoca. Poi è arrivata la nomina ad assessore di Lanfranco Cardinale. E il cerchio si è chiuso: probabilmente il sindaco cercava un pretesto per attuare ancora una volta ordini imposti da qualcun altro. E' chiaro che il sindaco sta cambiando la composizione della compagine di governo».
Luca Tomassoni
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