Crisi senza uscita Scade oggi il diktat dei tre dissidenti

Brucchi non ha ancora deciso se tagliare o meno la giunta e rischia la sfiducia. Gatti e Tancredi: deve andare in aula
TERAMO. La crisi in Comune è in fase di stallo. Dal ritiro delle dimissioni del sindaco Maurizio Brucchi, motivato con la necessità di affrontare l'emergenza idrica, la trattativa con i dissidenti della maggioranza non ha fatto progressi. I consiglieri Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia, che si sono schierati contro il recente riallargamento della giunta a nove assessori lasciando di fatto la coalizione senza numeri per governare, aspettavano per questa settimana una risposta definitiva del primo cittadino sulle loro richieste.
Per il loro rientro a pieno titolo nei ranghi della maggioranza hanno chiesto un taglio netto agli assessorati, che dovrebbero essere non più di sei: in pratica uno per ciascun gruppo della coalizione e due per "Futuro in", a cui resta la rappresentanza consiliare più folta nonostante le defezioni di Caccioni e Falasca. Altra condizione essenziale posta dai dissidenti, ma non solo da loro, riguarda l'avvio di un rapporto più diretto tra i consiglieri e il sindaco nella definizione delle scelte strategiche, senza il filtro dei cosiddetti "capibastone". Discontinuità e collegialità sono state le parole emerse con maggior forza dall'accesa riunione di dieci giorni fa in cui Brucchi ha chiamato all'appello quel che resta della sua maggioranza e i tre frondisti nel tentativo di ricucire lo strappo. In quel momento il sindaco non aveva ancora ritirato le dimissioni. L'ha fatto la mattina dopo, a seguito dell'allarme idrico, ma lasciando aperte le questioni programmatiche e di organigramma al centro del confronto.
La successiva convocazione del consiglio comunale per il 6 giugno ha fatto gridare allo scandalo l'opposizione, secondo cui Brucchi ha voluto prendersi più tempo di quello che gli concedeva la legge per riprendere il suo posto e risolvere la crisi dopo le dimissioni, e ha fatto storcere il naso anche ai dissidenti che si aspettavano una rapida risposta alle loro sollecitazioni. In particolare Caccioni e Sbraccia hanno fatto sapere che sarebbero stati disposti a firmare la mozione di sfiducia nei confronti del primo cittadino, su cui sta lavorando la minoranza, se non avessero ottenuto risposte entro una settimana. Quel termine di fatto scade oggi e nulla si è mosso.
Brucchi non ha gradito il diktat, ma si trova davanti a un bivio scomodo: accogliere la richiesta dei dissidenti o non toccare la giunta e, come suggerito da Paolo Gatti e Paolo Tancredi, presentarsi in aula con il nuovo programma e lì mettere i consiglieri recalcitranti davanti alla responsabilità di far saltare l'amministrazione.
Gennaro Della Monica
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