Curti testimone in aula «Così fui sfregiato in cella»

Era detenuto per il crac quando venne colpito da un altro recluso ora a processo Pochi giorni fa per lui è diventata definitiva la condanna a sei anni per bancarotta
TERAMO. Racconta in un’aula di tribunale, da parte offesa, quello sfregio in carcere. Guido Curti, 56enne imprenditore teramano per cui qualche giorno fa la Cassazione ha confermato la condanna a sei anni per bancarotta fraudolenta nell’ambito di un crac da venti milioni, ieri mattina è comparso come teste nel processo in corso ad un 31enne cittadino marocchino che nel 2012 lo colpì al volto con una lametta mentre entrambi erano detenuti nel carcere teramano di Castrogno. Curti proprio nei giorni caldi dell’inchiesta sul crac.
Il cittadino marocchino deve rispondere di lesioni nel processo in corso davanti al giudice onorario Massimo Biscardi la cui istruttoria si è chiusa ieri mattina con l’audizione della parte offesa e il rinvio dell’udienza a marzo per discussione e sentenza. Secondo quanto ricostruito all’epoca, e confermato ieri mattina, quella sera Curti avrebbe impedito il suicidio del compagno di cella che si era chiuso in bagno, lo stesso detenuto che una volta costretto ad uscire dopo le ripetute richieste dell’ imprenditore lo avrebbe sfregiato con una lametta nascosta in bocca. Sui fatti all’epoca fu aperto un fascicolo d’ufficio: l’imprenditore non si è costituito parte civile nel processo.
Il 5 ottobre i giudici della quinta sezione della Cassazione hanno respinto i ricorsi presentati da Curti e Maurizio Di Pietro, l’altro imprenditore teramano coinvolto, trasformando in definitiva la condanna a sei anni per ciascuno. Con il pronunciamento della Suprema Corte si è chiuso quello che per la cronaca è stato un caso giudiziario.
Secondo la ricostruzione della Procura (prima) e le sentenza di primo e secondo grado (dopo) ci sarebbe stato un crac da 20 milioni che nel 2012 portò agli arresti degli imprenditori con una serie di sequestri di società.
Un'indagine portata avanti da Procura e guardia di finanza il cui risultato sono stati due maxi processi: il primo per la bancarotta, il secondo che ha visto Curti, Di Pietro e altri cinque accusati di reati fiscali. La sentenza di primo grado era sta emessa il 21 febbraio del 2012 al termine di un anno di istruttoria in cui era stata ricostruita la filiera delle società con sedi non solo a Cipro e a Teramo ma anche nelle Antille Olandesi. Il tutto dando corpo e volto alla accuse in una complessa ricostruzione di passaggi societari, fallimenti e compravendite.
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