Dà del "terrorista" all'amico,cingalese ucciso a Garuffo davanti alla moglie incinta

Accoltellato da un connazionale dopo una lite. Arrestato l'assassino: è il badante del padre del caposcorta di Berlusconi
GARRUFO DI SANT’OMERO. Erano connazionali, vicini di casa e in apparenza anche amici. Gente seria e tranquilla, dicono quasi tutti a Garrufo. Ma è bastato poco – un epiteto («terrorista») percepito come un’offesa gravissima e l’alcol bevuto da entrambi – per scatenare tra loro un litigio durato parecchi minuti e per trasformare uno dei due in un assassino quando dalle grida, dagli insulti e dalle minacce si è passati ai pugni e ai calci. Al culmine della colluttazione Udarachandima Kolamunnage, 29 anni, badante dello Sri Lanka, ha impugnato un coltello da cucina e lo ha piantato due volte nella schiena di Susira Sattambi, 30 anni, operaio suo connazionale, padre di un bimbo di tre anni. Che è morto sul pianerottolo di casa, davanti agli occhi atterriti della moglie – che aspetta un secondo bambino – e della madre, praticamente sul colpo: di sicuro prima che arrivasse dal vicino ospedale di Sant’Omero l’ambulanza del 118. La squadra di primo soccorso ha potuto solo occuparsi della moglie della vittima, ricoverandola in stato di shock.
Il delitto si è consumato ieri notte intorno alle tre nel centro di Garrufo, nella piazza che porta il nome latino del paese (Castrum Rufi). Sull’autore non ci sono dubbi, perché alle coltellate ha assistito un terzo cingalese che aveva trascorso la serata con vittima e assassino e perché il litigio è stato seguito con crescente apprensione non solo da madre e moglie dell’ucciso, ma anche da una coppia di anziani che abitano a pochi metri. Kolamunnage, che non ha tentato la fuga, è stato arrestato dai carabinieri pochi minuti dopo il dramma e si trova ora in carcere a fronteggiare un’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Il pm Bruno Auriemma ha disposto l’autopsia, che dovrebbe essere eseguita oggi nell’obitorio dell’ospedale di Teramo dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Un atto dovuto, che non dovrebbe riservare sorprese.
La lunga serata di Kolamunnage e Sattambi era cominciata alla sagra “Garrufo con gusto”, in svolgimento nella vicina piazza XXV luglio, ed era proseguita sul pianerottolo della casa in cui, in due alloggi attigui, entrambi i cingalesi abitano da qualche tempo. Tra un bicchiere e una fetta di cocomero, secondo quanto ha raccontato il terzo cingalese (che vive in un altro comune del Teramano ed era andato a trovare i due conoscenti in auto), la discussione si è accesa a tarda ora su un argomento in apparenza futile, ovvero la maggiore o minore conoscenza da parte dei due del dialetto Tamil (vedi altro pezzo in pagina). La lite è degenerata quando la vittima ha dato del «terrorista» a Kolamunnage. Quest’ultimo ha perso la testa, ma Sattambi non è stato certo più lucido nonostante la moglie gli urlasse di lasciar perdere. L’operaio, dopo essere rientrato in casa per alcuni minuti, è uscito di nuovo per affrontare il connazionale – che nel frattempo, secondo i testimoni, picchiava violentemente sulle porte e le finestre della casa del rivale – e tra i due sono volati pugni e calci, a quanto pare senza che il terzo cingalese riuscisse a separarli. Su un tavolo era rimasto il coltello da cucina a lama seghettata utilizzato dal terzetto per tagliare il cocomero e con questo Kolamunnage ha colpito Sattambi, uccidendolo. L’accoltellamento sarebbe avvenuto sulla scala che dalla strada conduce agli ingressi degli appartamenti dei due, ma la vittima ha fatto in tempo a risalire verso casa prima di crollare sul pianerottolo.
Una notte di follia ha così cancellato anni e anni di sacrifici di due immigrati che sembravano aver trovato in Italia una vita dignitosa. Il delitto azzera brutalmente tutto il ben fatto di Kolamunnage, che – arrivato a Garrufo da Milano un anno fa – faceva da badante all’anziano papà del garrufese Fausto Di Gregorio, il capo della scorta di Silvio Berlusconi; e soprattutto cancella quanto era riuscito a costruire Susira Sattambi, che in Val Vibrata viveva da diversi anni e, grazie al lavoro di operaio nell’azienda metalmeccanica Loddo di Favale di Civitella, a Garrufo aveva messo su famiglia campando la moglie, un figlio, la madre e gli zii. Il secondo figlio gli sarebbe nato tra poco. Non vedrà mai il padre per motivi che, un giorno, sarà tremendamente difficile spiegargli.©RIPRODUZIONE RISERVATA

