D’Alberto: «Aumentano i redditi, segno di ripresa per i teramani»

Nel consuntivo 2022 la quota Irpef per il Comune si attesta a 5,85 milioni, crescita di 450mila euro Il sindaco: nessun innalzamento delle tasse, ma investimenti per 200 milioni con una gestione attenta
TERAMO . I redditi dei teramani sono in aumento. La lettura dei dati del conto consuntivo del Comune riferito al 2022 indica questa tendenza desunta dalla quota dell’Irpef che finisce nelle casse dell’ente. A evidenziarla è il sindaco Gianguido D’Alberto che, a tre giorni dal varo del documento contabile al termine del consiglio-fiume con otto ore di scontro tra maggioranza e opposizione, torna sui risultati di quello che definisce «annus horribilis» per gli effetti post-pandemici e della guerra in Ucraina. Nonostante i contraccolpi della «congiuntura globale», cioè gli eventi planetari che si ripercuotono a livello locale, i numeri snocciolati dal primo cittadino descrivono un «bilancio solido, prudente, che dimostra la capacità dell’amministrazione di investire senza sperperare le risorse».
LA CRESCITA DEI REDDITI
Al netto delle cifre esaminate in aula consiliare – su tutte i 5,5 milioni di avanzo spendibile – D’Alberto sottolinea il dato dell’addizionale Irpef. A questa voce il consuntivo 2022 ha fatto registrare un introito di 5,85 milioni rispetto ai 5,4 dell’anno precedente. «I numeri confermano un incremento graduale riferito alle ultime annualità», tiene a evidenziare il sindaco, «da cui si evince una crescita dei redditi di circa l’8,2 per cento in media». Per il primo cittadino si tratta di una «quota non insignificante» che, a parità di paganti tra un anno e l’altro, segnala «una ripresa di crescita della città». I circa 450mila euro in più di gettito derivante dalle denunce dei redditi, stando all’analisi di D’Alberto, sono da ascrivere infatti «all’attività ordinaria di riscossione» e quindi non all’emersione di contribuenti che in precedenza non pagavano.
PRESSIONE IN CALO
La lotta all’evasione impegna altri tributi locali con effetti apprezzabili che vanno nella direzione di rendere concreto il principio della «giustizia sociale». I maggiori introiti arriverebbero, insomma, da somme recuperate e non da aumenti. Anzi, D’Alberto fa rilevare il calo delle quote a carico di famiglie e aziende per la tassa sui rifiuti. Quest’ultima però continua a segnare un divario netto tra la spesa per il servizio di circa 10,8 milioni, da coprire con la Tari, e l’incasso effettivo attestato a poco più di 7,1 milioni. Secondo D’Alberto si tratta comunque di un disavanzo in calo negli ultimi anni, grazie anche al taglio progressivo delle somme richieste agli utenti.
Gli investimenti
Nel documento illustrato in aula dall’assessore Stefania Di Padova c’è un ulteriore elemento che D’Alberto ritiene significativo: quello relativo alla cosiddetta “capacità d’indebitamento”. In sostanza è la possibilità per l’ente di contrarre mutui da destinare alla realizzazione di opere pubbliche. «Si tratta di un’opportunità per accelerare gli investimenti che prima non c’era e adesso esiste grazie alla gestione oculata del bilancio», puntualizza il sindaco, «la sfrutteremo anche se abbiamo già altri canali di finanziamento che ci hanno portato a impegnare 200 milioni in tanti progetti».
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