D’Alberto: «Fuori la politica dal Ruzzo»

28 Novembre 2018

Il sindaco e la maggioranza vogliono una selezione pubblica per rimpiazzare i vertici dimissionari dell’acquedotto

TERAMO. «Selezione pubblica per i nuovi vertici del Ruzzo». Il sindaco Gianguido D’Alberto e la sua maggioranza disinnescano così il rischio di un accordo sottobanco, di puro interesse politico, per la sostituzione del Cda dimissionario dell’azienda acquedottistica. Lo fanno con un documento che, in vista dell’assemblea di sabato, sollecita un’inversione di rotta nella scelta della governance dell’azienda. «Sarebbe per noi intollerabile e ingiustificabile alla luce del messaggio che la nostra elezione ha incarnato», scrivono D’Alberto e gli alleati, «scendere a compromessi con accordi che sanno molto di “politichese” e manuale Cencelli e poco di una reale volontà di affrontare con fermezza le problematiche e le sfide presenti e future di un ente fondamentale come è il Ruzzo». Il riferimento è esplicito all’ipotesi di un’intesa trasversale tra i consiglieri regionali Paolo Gatti (Forza Italia) e Sandro Mariani (Pd) che trasformerebbe le dimissioni del Cda in un giro di valzer con alla presidenza Alessia Cognitti, vicepresidente uscente di area Dem, l’attuale consigliere gattiano Alfredo Grotta al suo posto e il presidente Antonio Forlini ancora in consiglio.
«È giunto il momento di esplicitare e chiarire posizioni e scelte», sottolineano il sindaco e l’alleanza civica-Democratici, «crediamo che la prima condizione perché si possa intervenire con efficacia, sia quella di dare un segnale di cambiamento e soprattutto conferire autonomia di scelta e di gestione a una nuova governance, svincolandola dai lacci di natura politica che fino a oggi ne hanno condizionato l’azione». La nuova guida dell’azienda, dunque, dovrà essere caratterizzata da competenza, indipendenza, capacità. «È necessaria una nuova e innovativa direzione amministrativa, capace di invertire la rotta e assicurare una gestione positiva di quella che, ricordiamo, è una delle aziende più importanti del territorio», affermano D’Alberto e gli alleati, «la quale tra l’altro ha il compito di tutelare e garantire la distribuzione e l’utilizzo di un bene primario per tutti i cittadini, quale è appunto l’acqua». Servono, dunque, «nuovi sistemi gestionali e nuove figure professionali capaci di assolvere al compito assegnato in questo momento particolarmente delicato per la società». Le dimissioni del Cda chiudono un ciclo su cui, anche nel recente in passato, D’Alberto e alcuni gruppi di maggioranza hanno avuto molto da ridire. «La Ruzzo Reti è stata non di rado luogo di confluenza di aspetti che possono essere ricondotti al binomio interessi-valori», ribadiscono, «le rendite di posizione che hanno influenzato la gestione della società spesso si sono contrapposte a una visione alta della sua vocazione fondante intimamente legata al bene primario e valoriale dell’acqua». Da qui, insomma, nasce la proposta di una selezione pubblica per l’individuazione dei nuovi vertici aziendali. «È il momento di scelte e messaggi dirompenti», evidenziato D’Alberto e gli alleati che invocano una linea di azione comune dei soci per una gestione efficiente e trasparente del Ruzzo, «per tornare a fare dell’azienda non solo una società attiva ed efficace ma anche una impresa che risponda alle importanti e ineludibili attese dei cittadini».
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