D’Alberto: «Lascia una traccia indelebile»

26 Gennaio 2022

ll saluto del sindaco: «Teramo è orgogliosa di averlo avuto qui, è stato un presidio fondamentale»

TERAMO. «La nostra comunità può dire di essere stata fortunata ad avere avuto come prefetto Angelo de Prisco: ha rappresentato un presidio fondamentale, un punto di riferimento per le istituzioni tutte e per la comunità, in questi anni così difficili per un territorio già sofferente a causa di altre emergenze cui si è aggiunta quella pandemica». Non sono parole di circostanza quelle con cui il sindaco Gianguido D’Alberto rivolge il commiato della città al prefetto.
«De Prisco è riuscito a rafforzare, ancor più di quanto già lo fosse prima, un rapporto solido, sinergico con le istituzioni politico-territoriali e con le forze dell'ordine», fa notare il primo cittadino, «una sinergia che, con il suo coordinamento, ha consentito di mantenere, ricostruire e consolidare un rapporto di fiducia con la città capoluogo e con tutto il territorio provinciale». D’Alberto parla anche da presidente regionale dell’Anci, l’associazione dei Comuni. «Uomo con altissimo senso delle istituzioni, De Prisco ha fatto sentire sempre la presenza dello Stato, la sua unità istituzionale. Vicino ai sindaci, così come al Presidente della Provincia, il prefetto ha sempre mantenuto equilibrio e forza di mediazione, anche nei momenti in cui bisognava assumere decisioni non semplici. Lo ringrazio per il suo straordinario profilo: sia umano, perché i rapporti personali sono stati di una impronta unica, non scontata e ciò manifesta il grande valore della persona, sia per la sua consistenza istituzionale, perché non ha mai fatto sentire nessuno solo, soprattutto la nostra comunità». Il primo cittadino evidenzia che «Teramo è orgogliosa non solo di aver avuto come prefetto Angelo De Prisco ma anche di essere stato il territorio in cui h operato fino ad assumere un nuovo incarico, particolarmente prestigioso. Grazie con tutto il cuore per la traccia indelebile che lasciato, sia dal punto di vista umano che istituzionale».