D’Alberto: non faremo sparire i comitati di quartiere e frazione

Il sindaco riavvia il dialogo interrotto: «Le macroaree possono coordinare le associazioni esistenti» La bozza di regolamento a giorni andrà sul sito del Comune e qui si raccoglieranno le istanze
TERAMO. Un fronte caldo, tra quelli aperti nella vita amministrativa della città, riguarda il regolamento della democrazia partecipata. Nelle ultime settimane si sono susseguite prese di posizione polemiche di comitati di quartiere e frazione sia sul modo in cui il Comune ha presentato lo strumento (ovvero: una bozza già completamente stesa e per di più molto lunga), sia sui suoi contenuti (in particolare sull’individuazione di macroaree che “inghiottirebbero” parte dei comitati esistenti). Visto l’esito disastroso del confronto pubblico sull’argomento tenuto a fine novembre, il sindaco Gianguido D’Alberto ha convocato il 18 dicembre scorso un incontro – che ha preferito tenere sottotraccia – con i presidenti dei comitati di quartiere e frazione, «io da solo con loro», spiega, «come momento di chiarimento e ricomposizione. Ed è stato un incontro molto proficuo».
D’Alberto, in risposta alle obiezioni piovute da più parti, dichiara al Centro: «Questo è un regolamento che per la prima volta nella storia del comune, e anche a seguito dell'approvazione del nuovo statuto, si pone l'ambizioso obiettivo di disciplinare in un unico testo tutti gli strumenti previsti della partecipazione. È un obiettivo ambizioso, che rende non facile portarlo ad approvazione. La nostra accelerazione era dettata dalla volontà di approvarlo il prima possibile. La prima obiezione che ci fanno è che è lungo. Ma lo è non perché ci siamo divertiti a scrivere, ma perché ha l'ambizione di essere un testo unico. Questa prima obiezione per me lascia il tempo che trova, invece un'altra rispetto alla quale stiamo facendo una riflessione è la necessità di semplificarlo».
Quanto alla questione macroaree, D’Alberto non ne nega la delicatezza. «È prevista anche la ridefinizione del territorio, con il tentativo di far partire i comitati di quartiere e frazione come organismi ufficiali in grado di interagire con l’ente, e mi sembra di capire che su questo c'è una discussione un po' più accesa perché chiaramente ridefinire un territorio come il nostro è tutt'altro che semplice. Siamo convinti che, come avvenne anche in passato, un tentativo di razionalizzazione debba essere fatto. Noi abbiamo individuato aree omogenee basandoci su un criterio oggettivo (il numero degli elettori). Dentro questa zonizzazione però l'associazionismo non viene schiacciato, non vogliamo assolutamente calpestare le realtà esistenti. Siamo pronti ad ascoltare tutte le istanze e le proposte, dunque abbiamo già avviato il confronto e fino al 20-25 gennaio apriremo una fase partecipativa e di ascolto».
Questa fase passerà dalla pubblicazione della bozza di regolamento sul sito (prima di Capodanno) e dalla raccolta delle istanze. «Poi faremo altri incontri pubblici», dice il sindaco, «e torneremo in commissione per fare sintesi e portare il regolamento in consiglio».
Ma quale potrebbe essere la soluzione di compromesso tra amministrazione e comitati esistenti? D’Alberto la ipotizza così: «Possiamo anche pensare che le macroaree diventino una forma di raccordo tra il Comune e il territorio, cioè che siano una sorta di coordinamento delle realtà territoriali esistenti. Perché questo coordinamento di fatto non c'è, ho percepito che molti comitati non si sentono rappresentati dall’organismo che si presenta come tale».
D’Alberto aggiunge: «C'è la preoccupazione che vengano penalizzate le realtà più piccole, è assolutamente legittima ma io ho detto ai presidenti: pensate di essere più forti se vi muovete da soli o facendo squadra con le realtà vicine in modo da avere più forza? Noi di certo non vogliamo lasciare indietro alcun territorio. E mi sento di dire, conclude, «che vogliamo delle realtà che dialoghino con noi senza essere la longa manus della politica, di un assessore o di un consigliere: l'autonomia di questi organismi dev'essere assolutamente preservata». (d.v.)
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