D’Alberto: ora basta indugi, si parta con il nuovo ospedale

Il sindaco: «Nessuno pensi di creare una situazione di stallo Il dibattito sui temi urbanistici? Non è il primo problema»
TERAMO. «Ora che un piano della Regione c’è si parta con il nuovo ospedale di Teramo, nessuno pensi di creare una situazione di stallo». In queste parole del sindaco Gianguido D’Alberto è riassunto il senso della conferenza stampa che il primo cittadino ha tenuto ieri insieme a buona parte dei capigruppo consiliari, non solo di maggioranza ma anche di un pezzo di opposizione (“Bella Teramo” e Movimento 5 Stelle). Il giorno prima il comitato ristretto dei sindaci della Asl teramana era stato ricevuto dall’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, che aveva illustrato ai territori l’ultima versione del piano di riordino degli ospedali, quella appena presentata a Roma che prevede quattro ospedali di primo livello con funzioni di secondo livello, uno per provincia.
Il piano non va certo nella direzione auspicata dal consiglio comunale congiunto L’Aquila-Teramo, che lunedì scorso ha prodotto un documento congiunto nel quale si chiede, per i due capoluoghi divisi dal Gran Sasso, la possibilità di derogare dai parametri del decreto Lorenzin, anche alla luce dell’esistenza di due crateri sismici, per ottenere due ospedali di secondo livello. O, in subordine, un ospedale di secondo livello in connessione funzionale. D’Alberto non nasconde le perplessità sue e dell’intero consiglio teramano: «Il piano che ci è stato presentato fotografa l’esistente. Ma è sostenibile sul piano tecnico-finanziario di fronte al governo? O serve solo a mischiare le carte e prendere tempo? Secondo noi si regge solo se parte l’assistenza territoriale e se c’è un’adeguata riorganizzazione degli ospedali periferici. L’assessore usa la parola “vocazione”, ma questa nei fatti come si declina? La verità è che siamo in una fase ancora embrionale. Intanto la Verì deve dirci subito come ha risposto il governo e se il piano è sostenibile o meno. In ogni caso, ora che un piano c’è si deve accelerare per il nuovo ospedale di Teramo».
Giovanni Cavallari di “Bella Teramo”e Pina Ciammariconi dei 5 Stelle hanno evidenziato l’importanza della presa di posizione dei consigli teramano e aquilano, che ha reso i due Comuni interlocutori diretti della Regione in tema di sanità. «L’abbiamo fortemente voluta e abbiamo messo in difficoltà la Verì», ha detto Cavallari. E Ciammariconi ha evidenziato: «Ora l’assessore deve scoprire le carte. Non si può rischiare di perdere gli 81 milioni destinati a Teramo». Questo rischio resta, a quanto pare, sullo sfondo dell’attuale situazione di stallo, anche se D’Alberto sul tema si affretta a precisare: «I soldi non erano legati a un ospedale di secondo livello ma destinati a fare un ospedale nuovo. Semplicemente, ora bisogna farlo».
Il can-can che si sta scatenando in città sulle modalità del progetto (in tanti non vogliono il project financing, cioè l’intervento dei privati) e sulla localizzazione (in tanti vorrebbero che l’ospedale restasse in città) non giova certo a Teramo, nella partita aperta con la Regione. D’Alberto si limita a dire: «I temi urbanistici contano ma non sono il primo problema. Personalmente non credo che un ospedale debba avere per forza una connessione con il centro urbano, a differenza per esempio delle scuole. In ogni caso, il fermento popolare va governato: devono parlare i tecnici».
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