D’Alberto, strigliata al rettore: «L’ateneo viva di più la città»

Il sindaco rinnova la disponibilità del Comune a collaborare ma chiede che il rapporto sia reciproco «Un tempo studenti e docenti frequentavano locali e spazi di Teramo, si deve tornare a questo»
TERAMO. L'UniTe chiama, il Comune risponde. All'invito del rettore Dino Mastrocola, rivolto durante la conferenza di fine anno alla comunità e alle istituzioni locali, di tenere in maggiore considerazione l'ateneo, il sindaco Gianguido D'Alberto replica ribadendo la più ampia disponibilità di spazi e volontà di collaborare «come fatto in questi ultimi anni, seguendo la strada tracciata con il protocollo di “Teramo città universitaria”: il rettore mi trova d'accordo sulla necessità di stringere un rapporto sempre più stretto fra ateneo e città. Per fare questo serve un lavoro sinergico, perché ogni tipo di rapporto è fatto di reciprocità», dice il sindaco.
I passi in avanti fatti negli ultimi anni volti a ricucire il legame fra UniTe e Teramo sono molti, ma la frattura è ancora evidente. Da un lato l'ateneo ha aperto le sue porte alla città coinvolgendola in eventi e iniziative, scendendo in piazza con appuntamenti di carattere scientifico, sportivo e culturale; dall'altra l'amministrazione comunale ha fatto altrettanto, lavorando anche sui servizi. «La nostra amministrazione si è impegnata sul fronte dei collegamenti con l'università, cosa mai fatta prima. Anzi, chi ci ha preceduto ha perso occasioni d'oro in tal senso. C'è di certo da lavorare su altri aspetti, come la questione degli affitti, ma la strada intrapresa è quella della creazione di un rapporto simbiotico fra ateneo e città. Quando parlo di reciprocità», aggiunge il sindaco, «intendo anche la presenza fisica, il vivere quotidiano gli spazi di Teramo da parte non solo degli studenti ma anche dei docenti: c'è stato un tempo in cui tutta l'università viveva a pieno la città, i suoi locali, i negozi e i suoi spazi. Si torni a questo. Noi dal canto nostro mettiamo a totale disposizione i luoghi di socialità e cultura che abbiamo recuperato o stiamo recuperando: penso all'Arca, al castello Della Monica, all'Ipogeo, al mercato coperto. L'ateneo li usi per i suoi eventi, per i convegni. Portiamo l'università fuori dall'università. Sono questioni che col rettore ho affrontato e la volontà comune è quella di stringere ancor più il rapporto esistente. Accogliamo con piacere lo sblocco per la Cittadella della cultura, progetto sul quale la giunta D'Alfonso aveva scommesso proprio per ricucire il legame fra ateneo e città. Mi permetto però, anche in quest'ottica di riprogrammazione logistica dell'ateneo, di invitare al rilancio del polo umanistico: Giurisprudenza è identitaria, tale deve restare», conclude D'Alberto.
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