D’Alberto: su Popolare di Bari serve un forte intervento politico

Il sindaco in commissione finanze: «Il salvataggio non sia demandato solo a Bankitalia e la vertenza non sia spacchettata. Le filiali abruzzesi sono una risorsa per un territorio già provato, vanno difese»
TERAMO. «La vertenza per la Banca Popolare di Bari deve essere unica, differenziazioni tra territori o spacchettamenti sarebbero un errore strategico con pesantissime ricadute sociali». È questo uno dei passaggi chiave dell’audizione tenuta ieri dal sindaco Gianguido D’Alberto in commissione finanze alla Camera sul decreto di salvataggio dell’istituto di credito. Per il primo cittadino è necessario «ragionare insieme, cogliendo tutte le opportunità, al netto dell’accertamento delle responsabilità e del piano industriale che sarà predisposto dai commissari speriamo in tempi brevi».
Il provvedimento al vaglio della commissione, dunque, deve dare una prospettiva di rilancio al territorio già alle prese con l’emergenza post sisma. «Se vogliamo intervenire nella ricostruzione», afferma D'Alberto, «bisogna salvaguardare i presidi fondamentali». Il parlamento dovrà avere insomma un ruolo chiave, tiene a precisare il sindaco, con l’assunzione di una «responsabilità politica forte, non lasciata alle determinazioni di Banca d’Italia». D’Alberto fa notare, infatti, che il salvataggio deve ancora assumere connotati ben definiti. «Il decreto fa riferimento a una banca del sud e d’investimenti», osserva, «ma non è stato tracciato il percorso».
Ai deputati il sindaco ricorda, tra l’altro, il forte radicamento dell’istituto sul territorio abruzzese, con 97 filiali e quasi 800 dei 2.700 dipendenti, ma sopratutto smentisce che il crac della Popolare di Bari sia dipeso dall’acquisizione di Tercas. «Non è così», sottolinea, «i problemi non nascono nel 2014 o nel 2015, ma vengono da lontano». L’operazione che portò la Tercas sotto il controllo di Bari per D’Alberto «era un’opportunità allora e lo è anche adesso, in fase di rilancio: lo dicono i numeri, la capillarità dell’istituto sul territorio e la fidelizzazione della clientela ancora forte». Tutti elementi da considerare nel varo del decreto per salvaguardare «uno strumento di rilancio fondamentale per un’area già in grande difficoltà». Nell’audizione il sindaco fa riferimento anche al personale. «Si è parlato di 800-900 esuberi», afferma, «chiediamo che sia inserito un emendamento nel decreto che fornisca le tutele occupazionali, per cui nessun dipendente resti indietro».
Durante la seduta della commissione anche il deputato dei 5 Stelle Antonio Zennaro smonta la versione «che vuole far coincidere i problemi della Popolare di Bari con l’acquisizione dell’ex Tercas, basandosi di fatto su un mero calcolo dell’aumento dei crediti deteriorati». Il parlamentare, inoltre, evidenzia che «l’intervento pubblico dovrà difendere le filiali abruzzesi ed evitare lo spacchettamento, con gli imprenditori costretti a spostarsi nelle banche del nord per le pratiche di fido».
Critiche all’istituzione del tavolo regionale sulla crisi Bpb da parte dell’assessore Mauro Febbo arrivano dal consigliere Sandro Mariani. Dopo aver ricordato l’approvazione in commissione di una risoluzione a sua firma per iniziative a tutela di dipendenti e risparmiatori, il rappresentante dell’opposizione evidenzia la parzialità dell’iniziativa adottata. «Febbo istituisce un tavolo senza sedie», fa sapere Mariani, «convocando solamente i rappresentanti sindacali di categoria del settore bancario». L’assessore avrebbe disatteso le indicazioni contenute nella risoluzione, ignorando la partecipazione al tavolo di consiglieri regionali e parlamentari sollecitata dal rappresentante dell’opposizione.
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