D’Alonzo-Di Bonaventura, ultimi appelli

30 Ottobre 2018

I candidati dei due poli concordano su diversi punti: «Questo territorio deve risorgere. E la ricostruzione così non va» 

TERAMO. Domani i quasi 600 eletti nei 47 Comuni del Teramano (di fatto 45 perché mancheranno all’appello Giulianova e Campli, commissariati dopo le dimissioni dei sindaci) voteranno per eleggere il nuovo presidente della Provincia. I due candidati, il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo e quello di Notaresco Diego Di Bonaventura, rappresentano chiaramente l’area di centrosinistra e quella di centrodestra, ma il fatto che in molti Comuni questa divisione di fatto non esista più e vi siano molti esponenti di forze civiche e trasversali rende incerto un pronostico che a tavolino, calcolando il colore e il peso delle amministrazioni, pende dalla parte di D’Alonzo.
I due candidati alla vigilia del voto lanciano attraverso il Centro l’ultimo appello agli elettori. D’Alonzo si pone – e non potrebbe essere altrimenti – nel segno della continuità con l’uscente Renzo Di Sabatino, Di Bonaventura invece annuncia svolte radicali. Entrambi, però, parlano di «ripartenza» e «rinascita» di un territorio fiaccato, negli ultimi anni, da crisi economica e calamità naturali. E concordano sulla inaccettabile lentezza della ricostruzione post-sisma.
D’ALONZO. Il sindaco di Crognaleto, espressione della coalizione di centrosinistra, punta a «una ripartenza della provincia di Teramo, finora frenata da una serie di problemi socio-economici: ripartenza che, come evidenziato anche da Di Sabatino, non può prescindere dalla città capoluogo, centrale in questo discorso. Ovviamente bisognerà affrontare in maniera più attenta il problema della ricostruzione post-sisma: le famiglie devono poter rientrare nel più breve tempo possibile nelle proprie case, restituendo a loro l’ambiente famigliare ma anche riducendo la spesa per i contributi di autonoma sistemazione».
E rimanendo in tema di emergenze, D’Alonzo osserva che metterà «l’esperienza di 15 anni come amministratore e quella professionale (è un vigile del fuoco, ndr) per gestire in modo pragmatico e risolutivo tutte le eventuali emergenze, ma anche la loro prevenzione, dal piano neve al dissesto idrogeologico».
Sempre connesso, il problema della sicurezza nelle 26 scuole di cui è proprietaria la Provincia: «L’azione principale sarà quella di seguire i finanziamenti ottenuti, 50 milioni di euro, e realizzare gli interventi nel più breve tempo possibile». Il candidato presidente poi ritiene basilare anche un altro tipo di sicurezza, quella della rete stradale: «L’attività amministrativa sarà rivolta a fornire al territorio una rete stradale sicura, assicurandone una costante manutenzione. E’ mia intenzione inoltre riproporre una nuova organizzazione dell’impianto viario provinciale, che ricordo essere di 1.600 chilometri, trasferendo alla gestione dell’Anas alcune importanti arterie». D’Alonzo conclude: «Ho presentato un programma articolato ai consiglieri, sono fiducioso che accoglieranno il progetto che vorrei attuare».
DI BONAVENTURA. Il giovane sindaco di Notaresco dice: « Nel mio macroprogramma il primo punto è che dobbiamo far uscire la provincia di Teramo, intesa come territorio, dalla situazione in cui si trova. Stiamo diventando una frazione dell'Abruzzo, questa è la percezione che si ha, si parla solo dell'area Pescara-Chieti e dell'Aquila. Il mio obiettivo è che al termine del mio mandato si abbia una percezione diversa della provincia di Teramo». Una cosa, secondo Di Bonaventura, è fondamentale: «Dobbiamo essere uniti per rideterminare una posizione forte all'interno della regione Abruzzo. Il mio non a caso è un progetto inclusivo, non partitico. In passato si è pensato più al Pd che al territorio, chi vota me vota uno che rappresenta il territorio. La prima cosa che farò sarà un tavolo di lavoro con parti sociali e associazioni di categoria per pianificare una battaglia di territorio. Questo finora non è stato fatto. Ad esempio, sull'ospedale nuovo la Provincia doveva fare una sintesi».
Le priorità di Di Bonaventura sono «scuole, strade e ambiente. Per la montagna bisogna fare il contrario di quello che è stato fatto in trent'anni. In Sardegna la Costa Smeralda da trent'anni è gestita da imprenditori di fuori, soprattutto stranieri, perché i sardi si sono resi conto che non ce la facevano a gestire turisticamente quel patrimonio. La stessa cosa dobbiamo fare noi, far gestire a chi sa fare le cose».
L’esponente del centrodestra sostiene di avere «una visione strategica sul polo industriale provinciale, noi siamo su un asse importante che collega nord, sud e Roma. Bisogna sviluppare dei poli logistici. E senza viabilità non si va da nessuna parte, è necessario collegare meglio Teramo alla Vibrata e alla Valfino».
E la ricostruzione post-sisma? «È innegabile che tutto quello che hanno fatto Regione e Provincia è da buttare, bisogna ricominciare daccapo perché quel modello non funziona. Vedrete, metterò in campo la determinazione, il dinamismo e l'entusiasmo che mi contraddistinguono».(d.v.-a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.