D’Amico lancia l’area metropolitana

«La Val Tordino è omogenea, unisca le forze». E D’Alfonso promette i soldi: «Ci sono tre miliardi da spendere»
MOSCIANO. Il futuro della provincia di Teramo partirà da Mosciano Stazione. Il nodo infrastrutturale e le due aree produttive che gli fanno da corollario infatti rappresentano il fulcro di quella che potrebbe essere l’”area metropolitana aprutiense”. E’ questa la proposta, nel solco di quanto dichiarato mesi fa dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, lanciata dal rettore dell’università di Teramo Luciano D’Amico e subito raccolta dal governatore Luciano D’Alfonso, durante i lavori del convegno organizzato da Confindustria del nuovo presidente Cesare Zippilli – con il patrocinio del Comune di Mosciano e dell’Ance – su “Mosciano Stazione: riqualificazione e proposte di sviluppo”.
«Non possiamo immaginare uno sviluppo ancora legato ai singoli comuni», ha esordito D’Amico, «bisogna fare riferimento ad un contesto più ampio, a un’area metropolitana, a un’area omogenea in prospettiva economico-funzionale». Semplificando il messaggio è che l’unione fa la forza e consente di raggiungere dimensioni adeguate per far diventare il territorio competitivo sia sul piano economico che politico. Il rettore pensa a un’area metropolitana della Val Tordino, eventualmente da ampliare anche ad altri territori. La Val Tordino è infatti omogenea sotto diversi aspetti. La percentuale del pendolarismo per motivi di studio all’interno di quella che potrebbe essere l’area metropolitana è dell’83,90%, quella per motivi di lavoro del 77,78%. I pendolari dai comuni della vallata verso Teramo, inoltre, sono il 90,11%. A questo si aggiungono dinamiche omogenee anche per i ricoveri e per altri servizi, ad esempio quelli idrici. «Prime decisioni rilevanti verso la creazione di un’area metropolitana ci sono già, come il finanziamento del quarto lotto della Teramo-mare», aggiunge D’Amico, «mentre bisogna modernizzare la rete ferroviaria. Un punto non virtuoso, a dire il vero, riguarda il ciclo dei rifiuti, che non si riesce a gestire in maniera unitaria». L’invito rivolto dal rettore è ai Comuni che devono evitare di arroccarsi.
La proposta è stata sposata da D’Alfonso che ha garantito anche le “gambe” al progetto: «Le risorse ci sono tutte. C’è una grande opportunità di finanziamento con tutta la programmazione comunitaria. Nei prossimi sei anni avremo un miliardo e mezzo per la programmazione europea e un altro miliardo e mezzo per il masterplan. Mosciano va vista come punto fermo di un irradiamento più ampio». Il governatore pensa anche a un polo di servizi alle imprese facili e veloci. Il tutto «senza una stupida competizione fra territori: si lavora insieme, c’è bisogno di alleanze». Un accenno, seppur fugace, anche all’ospedale unico, che dovrebbe sorgere sempre nella Val Tordino: «Sull’ospedalità osate, non si può avere tutto dappertutto, bisogna gettare i semi per le grandi partite».
Scendendo nel dettaglio, è stata presentata anche una proposta per la riqualificazione di Mosciano Stazione che, come ha fatto notare il presidente dell’Ance Vittorio Beccaceci, ha due aree produttive in cui ormai molti capannoni sono vuoti: l’11% in quella industriale a sud della ferrovia, il 25% in quella artigianale commerciale a nord. «Il tema della riqualificazione e rigenerazione urbana è di estrema attualità in quanto consente di adattele le infrastrutture territoriali alle nuove dinamiche economiche, sociali e demografiche», ha dichiarato. La proposta, su cui ovviamente andrà avviato un dibattito fra istituzioni e forze sociali, è stata illustrata dall’architetto Leo Medori che ha parlato di riqualificazione degli spazi pubblici, di definizione e strutturazione di servizi a livello comunale e intercomunale, e di spazi utilizzati per favorire l’insediamento di nuove attività legate al terziario, ai servizi, al commercio all’ingrosso e alla logistica.
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