D’Eustachio ricorda la figura di monsignor Acquaviva

NOTARESCO. «Monsignor Giuseppe Acquaviva è stato un personaggio di spessore di cui Notaresco poteva vantarsi. Nessuno sapeva che fosse morto proprio qui il 14 marzo 1634, ma tante altre informazioni...
NOTARESCO. «Monsignor Giuseppe Acquaviva è stato un personaggio di spessore di cui Notaresco poteva vantarsi. Nessuno sapeva che fosse morto proprio qui il 14 marzo 1634, ma tante altre informazioni sono rimaste sconosciute fino a poco tempo fa».
A ricordare quella che è stata una figura di vitale importanza per la storia del paese Riccardo D’Eustachio, che con il libro edito da Ricerche&Redazioni, “Monsignor Giuseppe Acquaviva e la Notaresco del Seicento”, ha riportato a galla momenti particolarmente importanti della storia del borgo di Notaresco e dell'alto prelato che nel 1633 vi lasciò una traccia indelebile. Fu qui, infatti, che D’Acquaviva fece costruire la sua residenza, nel palazzo che oggi è la sede comunale, e sempre qui trascorse gli ultimi momenti della sua vita. «Si conosceva l’anno della morte ma non il luogo e il giorno», dichiara D’Eustachio, «fino a quando ho scoperto il certificato di morte nell’archivio parrocchiale che certifica il decesso avvenuto nel borgo e la sua sepoltura nella basilica di Santa Maria di Propezzano, dove lui era abate commendatario».
Acquaviva nacque a Giulianova nel 1579 e venne nominato da papa Gregorio XV prima arcivescovo di Tebe e poi nunzio apostolico straordinario in Spagna. Tra il 1624 e il 1625 acquistò il Marchesato di Bellante, Castiglione Messer Raimondo, Cantalupo e Notaresco. «Tanti sono i documenti che ho rinvenuto, nei quali si attesta il proprio dominio feudale, per circa dieci anni, su Notaresco e i suoi abitanti», sottolinea lo storico locale, «ed oggi nel palazzo comunale sono conservati lo stemma vescovile in pietra degli Acquaviva d'Aragona e la targa commemorativa che ricorda la costruzione dell'edificio». La curiosità di D’Eustachio nei riguardi del monsignore nasce da bambino. «Quando entravo nel palazzo comunale», confessa lo storico, «notavo lo stemma della casata con il cappello arcivescovile e mi incuriosiva saperne di più su questo Giuseppe Acquaviva arcivescovo di Tebe di cui si parlava nella lapide in alto». Nel libro l'autore rivela inoltre come Acquaviva fu mecenate, commissionando anche un busto di papa Gregorio XV su calco di Gian Lorenzo Bernini; l'opera oggi è conservata a Parigi nel Museo Jaquemart André. «Fu un collezionista di fiori rari e preziosi», conclude D'Eustachio, «aveva un giardino nel suo sontuoso palazzo di Roma ed un altro a Giulianova, che lui chiamava il Lazzaretto, adibito alla coltivazione dei bulbi da usare come scambio con altri collezionisti. Li curava il botanico Matteo Caccini e in una biblioteca di Bruxelles si conserva uno scambio epistolare di 34 lettere avvenuto fra i due nel 1620».
Piergiorgio Stacchiotti
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