«Dal 2015 ancora nessuno ci paga i danni»

Pineto, la rabbia dei cittadini di Colle Cretone con le case distrutte dall’esplosione del gasdotto
PINETO. Sono ancora fuori casa perchè delle loro restano solo mura annerite. A due anni dall’esplosione del gasdotto Snam in contrada Cretone inseguono risarcimenti che non arrivano. «Ci avevano detto di non preoccuparci e invece siamo stati dimenticati» dice Loredana Pavone, che sul corpo porta i segni dell’ondata di fuoco che quella mattina del 6 marzo del 2015 la spinse a correre fuori casa con i figli, la cognata e l’anziana suocera.
I danneggiati, dopo alcuni rimborsi assegnati all’inizio della vicenda, non hanno visto più niente. Di tasca loro pagano gli affitti delle case in cui ora vivono dopo che le loro sono rimaste danneggiate dall’esplosione e ora si preparano ad una causa civile con la Snam. Nel frattempo, è notizia di pochi giorni fa, la Procura teramana, dopo aver chiuso una complessa indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 dipendenti Snam, tecnici e amministrativi della società rete Gas Snam. L’ipotesi di reato è disastro colposo: l’accusa per tutti è quella di non aver messo in sicurezza la condotta minacciata dalla frane e di non aver monitorato il rischio idrogeologico. Dice Benigno D’Orazio, avvocato del comitato di cittadini: «La Procura ha fatto un buon lavoro, è sicuramente un primo passo per dare delle risposte ad un territorio che andava salvaguardato». Per la Procura sono finite sotto accusa le modalità con cui Snam Rete Gas avrebbe realizzato alcuni lavori di messa in sicurezza della condotta interessata. Fin dal 2008, infatti, le costanti attività di monitoraggio svolte dalla società sulle tubature avrebbero messo in luce come la condotta, nel tratto successivamente esploso, si fosse alzata di circa 26 centimetri rispetto al 2001. Un aspetto che, per l'accusa, avrebbe dunque evidenziato uno stato di tensione del tubo legato ai movimenti del terreno (in un'area classificata a moderato rischio idrogeologico) e rispetto al quale l'azienda aveva programmato degli interventi indicati come realizzati nell'estate del 2010 ma che, sempre secondo la Procura, all'atto pratico, sarebbero stati fatti in maniera difforme a quanto preventivato.(d.p.)
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