Degrado e incuria nella pineta Savini tra vetri e segnali rotti

L’associazione Conalpa lancia l’allarme sullo stato degli alberi «Molte piante sono abbandonate e ammalate ormai da tempo»
ROSETO. Da un lato i giochi per i bambini, con le chiome degli alberi che per poco non finiscono sullo scivolo, dall’altro il degrado con segnali a terra e bottiglie di vetro disseminate sul terriccio.
È la pineta Savini sul lungomare nord di Roseto, uno dei due grandi polmoni verdi della città, che per anni ha mantenuto un certo decoro ma che oggi, purtroppo, è lasciato quasi in abbandono, non solo per responsabilità dell’amministrazione comunale, ma anche per gli incivili che, noncuranti della presenza dei giochi, lasciano a terra bottiglie di birra in vetro e anche di plastica. Per non parlare degli alberi, che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello del parco ma che, secondo Gabriella Parisciani, componente dell’associazione Conalpa (coordinamento nazionale per gli alberi e il paesaggio), sono in pessime condizioni. «Nel corso degli anni è stato veramente speso un patrimonio per tutte quelle piante arbustive», dice Parisciani, «sono state proprio abbandonate o, peggio, mal gestite. Tutto quell'affollamento di alberi di grandi dimensioni rappresenta una carenza progettuale. Quel parco non ha visto un agronomo, anche perché molti esemplari sono ammalati da parecchi decenni. Non si tratta solo di alcuni pini o alberi da potare, ma di un intero parco che rischia di morire, cancellando per sempre l’identità di quei luoghi». Percorrendo il parco entrando dal lato mare si notano subito all’ingresso lecci, palme e pini marittimi che condividono spazi molto stretti. «Non è causa di una crescita eccessiva delle specie arboree», spiega Parisciani, «ma di una errata progettazione che non ha tenuto conto delle esigenze di spazio e di luce che necessiterebbero. A pochi metri dall’ingresso, sulla sinistra, emerge un grande pino capitozzato, quindi senza rami, ormai secco, divenuto ancora più pericoloso di quanto lo fosse prima dell’intervento mutilante. Capitozzare un albero equivale a una condanna a morte, ed è preferibile l’abbattimento, decisione che comunque deve essere presa da professionisti del settore».
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