Dell’Orletta junior, dal giudice un altro no alla scarcerazione

9 Novembre 2022

Il figlio del commercialista resta ai domiciliari, respinta la richiesta bis motivata da questioni di salute Il padre ha presentato ricorso al tribunale del Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare

TERAMO. Il giudice dice no per la seconda volta alla scarcerazione e Daniele Dell’Orletta resta agli arresti domiciliari. La nuova richiesta era stata motivata da questioni di salute e il pm Stefano Giovagnoni aveva dato parere positivo, ma il gip Marco Procaccini ha detto no. L’inchiesta è quella sui fallimenti che nei giorni scorsi ha portato all’arresto del 69enne commercialista Massimo Dell’Orletta e del 37enne figlio Daniele che si è costituito rientrando da Londra dove vive e lavora nel mondo della finanza.
Ai due arrestati (ordinanza firmata dal gip Procaccini) la Procura contesta le ipotesi di reato di interesse privato nel fallimento e peculato (un episodio). Quattro gli indagati tra cui anche un avvocato. Secondo l’accusa della Procura il 69enne commercialista di Roseto molto conosciuto in tutto il Teramano proprio nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale avrebbe svolto delle irregolarità nei cosiddetti piani di riparto nelle procedure seguite facendo acquisire a prezzi ridotti i cosiddetti crediti deteriorati delle banche a società a lui riconducibili. Società, alcune delle quali, avrebbero sede nei cosiddetti paradisi fiscali. Secondo l’accusa della Procura, tutta da dimostrare, le indagini del nucleo, di polizia economico-finanziario del comando provinciale della Guardia di Finanza avrebbero ricostruito alcune operazioni finanziarie ideate e attuate dal commercialista nell'ambito di diverse procedure fallimentari iscritte al tribunale di Teramo. In particolare, sempre secondo la versione di inquirenti e investigatori, sarebbe emerso che il professionista teramano, avvalendosi di società costituite ad hoc in Italia e all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, nell'ambito delle procedure fallimentari, crediti deteriorati e successivamente, in virtù della propria posizione di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, ad assegnare agli stessi crediti un maggiore valore economico incassando così, tramite queste società, consistenti somme di denaro. Secondo la Procura un giro d’affari di un milione e mezzo.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il figlio (assistito dall’avvocato Gaetano Biocca), ha risposto alle domande del gip e ha fornito la sua ricostruzione dei fatti che, in più passaggi, corrisponderebbe con quella fatta dalla Procura. Il padre, assistito dall’avvocato Fabrizio Acronzio, si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha fatto ricorso al Riesame contro l’ordinanza.
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