Detenuto evaso da Castrogno: i tre complici vanno a processo

Giudizio immediato per la compagna e due connazionali albanesi accusati di averlo aiutato nella fuga La Procura: «La donna ha acquistato il materiale su internet, gli altri lo hanno consegnato»
TERAMO. I tre presunti complici del detenuto albanese che a settembre scorso è evaso dal carcere di Castrogno – e che non è stato ancora ritrovato – vanno a processo con il giudizio immediato chiesto dal pm Davide Rosati. L’udienza è in programma giovedì.
Si tratta di Florentina Camelia Paunescu, romena di 27 anni, compagna dell’evaso e dei due cittadini albanesi Migel Gubari Olivieri e Admir Taraj. La donna è reclusa nel penitenziario teramano, gli altri due in quello di Ascoli. Tutti sono accusati di procurata evasione. È probabile che facciano richiesta di riti alternativi. I tre sono stati arrestati a marzo in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Roberto Veneziano. Secondo l’accusa avrebbero aiutato nell’evasione il 39enne albanese Roland Dedaj, detenuto per questioni legate a spaccio di droga, e poi lo avrebbero coperto nei giorni successivi. L’uomo tredici anni fa era già fuggito da un altro carcere, in questo caso Pisa, calandosi con un lenzuolo.
A Teramo lo ha fatto con una imbracatura e una corda da rocciatore acquistati dalla compagna su internet e poi consegnati dagli altri due complici mediante una sorta di filo guida inviato dall’esterno. L’uomo era recluso al terzo piano dell’edificio in una cella in cui al momento era solo. Avrebbe tagliato le sbarre della finestra del bagno della cella utilizzando i cosiddetti “capelli d’angelo”, ovvero dei fili di ferro diamantati usati proprio per tagliare il ferro e risultati acquistati online sempre dalla compagna. L’uomo ha aperto un varco piccolissimo da cui è riuscito a passare calandosi poi per oltre 15 metri con la corda fino all’esterno dove i due complici lo aspettavano su una vettura. «Paunescu», si legge nella richiesta di giudizio immediato, «acquistava sulla piattaforma Amazon mediante carta di credito il materiale utilizzato per l’evasione (imbracatura anti caduta, fili diamantati flessibili e rigidi, seghetto ad arco) e procurava il telefono cellulare che veniva successivamente consegnato a Roland Dedaj e da questi utilizzato per l’evasione». Sempre per la Pubblica accusa «Olivieri e Tara j recapitavano materialmente a Roland Dedaj (mediante un filo guida che veniva collegato all’interno della cella dell’evaso) tutto il menzionato materiale, contenuto all’interno di uno zaino, fornendo l’appoggio logistico e la collaborazione sul posto per l’evasione assicurando la fuga definitiva di Roland Dedaj dal carcere mediante l’utilizzo di due autovetture». La donna è assistita dall’avvocato Maurizio Cacaci, mentre gli altri due dagli avvocati Alessandro Ciarrocchi, Roberta Costantini e Simone Moriconi.
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