Di Bonaventura: ha vinto il territorio

Il nuovo presidente: «I sindaci non abbiano paura, pensiamo alle persone. Usare subito le risorse per strade e scuole»
TERAMO. In testa e nel cuore conserva l’esempio di Valter Catarra, l’ex sindaco di Notaresco ed ex presidente della Provincia che lo ha avviato alla politica. Il suo sguardo, però, è rivolto al «riposizionamento», come lo definisce lui, del territorio teramano nello scacchiere regionale. Diego Di Bonaventura si presenta così il giorno dopo l’elezione che gli ha consegnato le chiavi dell’ufficio finora occupato da Renzo Di Sabatino. È stato un successo a sorpresa per lui e per il centrodestra che, numeri alla mano, partiva svantaggiato rispetto all’altro candidato in corsa, Giuseppe D’Alonzo, sindaco di Crognaleto messo in campo dal centrosinistra.
Di Bonaventura come ha fatto a ribaltare il pronostico?
«Rivolgendomi alle persone più che alla politica, andando sul territorio a parlare con tutti senza badare al peso elettorale del singolo ma prestando attenzione a ciascuno».
È un bell’esempio di coinvolgimento: vale anche per il futuro?
«Con me ha vinto tutta la provincia, ai sindaci dico di non avere paura: pensiamo alla gente e se ci rivolgiamo alle persone, tutto torna».
Il suo primo pensiero a caldo è stato per Valter Catarra, cosa porta di lui in questa esperienza?
«Ho iniziato con lui e ora torno più forte grazie al suo esempio. Mi ha insegnato a essere più deciso in certe situazioni, potrò contare ancora sulla sua guida».
Con quale obiettivo approccia il suo nuovo incarico?
«Il riposizionamento strategico di una provincia che è diventata frazione a livello regionale, per questo ho bisogno di tutti: politica, associazioni di categoria e parti sociali devono collaborare in una task force concentra sul recupero del ruolo del territorio.
Da cosa ripartire? C’è del buono nell’eredità che raccoglie?
«Ci sono i finanziamenti assegnati per viabilità e scuole: mi hanno detto che si tratta di circa 100 milioni di euro ma è un dato che devo verificare. Comunque vanno tradotti in interventi concreti e poi bisogna aprire una nuova autostrada virtuale con Regione e governo per intercettare altre risorse da destinare, ad esempio, alla sicurezza dei ponti».
Quale sarà la sfida più complessa?
«Quella sulla ricostruzione. Il sistema così com’è non funziona, in ogni comune emergono problemi con l’ufficio speciale: bisogna fare qualcosa di diverso, avere il coraggio di cambiare perché a oltre due anni dal terremoto non si può restare in emergenza».
Di sicuro in Provincia non funziona la stazione unica appaltante, che ne farà?
«È un fallimento, tanti Comuni di tutti gli orientamenti politici si stanno sfilando. Un ufficio come quello non può funzionare con il personale ridotto all’osso: valuteremo se rilanciarlo, offrendo però un servizio competitivo».
Cosa si porta dietro della sua esperienza da sindaco?
«Soprattutto le battaglie per l’ambiente, sulla tutela dell’acqua e per la corretta gestione dei rifiuti. L’ho fatto finora e lo farò ancora di più in Provincia.
Altre priorità?
«La montagna: con i sindaci, senza paura, bisogna fare qualcosa in più, tornando a sognare e aprendosi al mondo. Poi c’è il turismo, ma qui non dobbiamo inventare nulla, solo valorizzare il patrimonio».
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