Di Bonaventura: scuole, riapertura difficile

Il presidente della Provincia scrive al ministro Azzolina dicendo che in molti istituti non si può garantire il distanziamento
TERAMO. A tre mesi dalla sospensione delle attività didattiche e alla vigilia dal termine dell’anno scolastico ci si interroga su come ripartire in sicurezza a settembre. Soprattutto in provincia di Teramo, dove la situazione dell’edilizia scolastica, soprattutto dopo il sisma 2016-2017 che ha reso inagibili diverse scuole, rende ancora più difficile immaginare ad oggi di poter rispettare le varie prescrizioni dettate dal comitato tecnico scientifico. Tanto che il presidente della Provincia, e sindaco di Notaresco, Diego Di Bonaventura ha scritto una lettera al ministro dell'istruzione Lucia Azzolina evidenziando la necessità di risposte certe ed immediate da parte del Governo su come operare, chiedendo inoltre e un maggior coinvolgimento nelle decisioni dei rappresentanti di enti locali, mondo della scuola e famiglie. E dicendo, soprattutto, che molte delle scuole teramane non sono pronte a riaprire osservando le nuove norme.
«Mentre si succedono dichiarazioni in gran parte discordanti da parte dei componenti del Governo», scrive Di Bonaventura, «dobbiamo registrare che il futuro degli studenti italiani resta del tutto indecifrabile, benché in quasi tutti i paesi europei le scuole abbiano riaperto o si stiano disponendo a farlo. Pesanti incertezze gravano sull’annunciata riapertura a settembre. Le dichiarazioni del Governo si scontrano con le stringenti prescrizioni del comitato tecnico scientifico, irrealizzabili per molti dei nostri istituti. E così mentre negli altri paesi europei questa fase è stata pianificata per tempo e durante il lockdown sono state riorganizzate le scuole e rimodulate le classi, in Italia si è preferito lasciare a casa gli studenti, costringendo le famiglie e gli insegnanti ad un super carico di lavoro mentre gli enti locali non hanno ancora disposizioni chiare – e non velleitare e fantasiose – su come riorganizzare gli spazi». Nell’evidenziare il mancato coinvolgimento degli enti locali sia nell'individuazione di spazi adeguati che nella rimodulazione degli orari dei mezzi di trasporto, indispensabili per scaglionare entrate ed uscite degli studenti dalle scuole, molti sindaci, a partire da Di Bonaventura, si sono mossi autonomamente avviando una ricognizione sugli edifici esistenti per trovare nuovi locali da adibire all’attività didattica. «Lo stesso lavoro sarà effettuato dalla Provincia per gli istituti di istruzione superiore», ha aggiunto Di Bonaventura. Il problema di fondo è che allo stato attuale in molti istituti superiori, mancando gli spazi adeguati, il distanziamento sociale rischia di non essere garantito. Una questione che interessa soprattutto i territori del cratere, dove molte scuole sono inagibili o in ricostruzione e gli enti locali non hanno risorse da investire. Un nodo da affrontare subito, anche a fronte della necessità di tornare a fare lezioni in presenza. «La scuola catapultata in modalità Dad (didattica a distanza, ndr) ha mostrato tutti i suoi limiti», ha concluso Di Bonaventura, «lasciando indietro migliaia di alunni che non hanno potuto avere accesso a un’istruzione di livello soddisfacente perché non disponevano di una rete veloce, di adeguata strumentazione tecnologica, di un sostegno in ambito familiare per colmare il gap culturale che si è andato così accumulando. Così non va, cara miinistra: non si va avanti con rigidi protocolli prescrittivi concepiti nelle stanze dei bottoni da comitati di super esperti senza avere contezza della realtà. Se si vuole che questo Paese riparta e riparta tutto, senza lasciare indietro nessuno, soprattutto i cittadini di domani, bisogna riaprire al confronto con i diretti interessati. In questo caso con i dirigenti scolastici, con il personale docente, con le famiglie , con le istituzioni locali, con i territori che hanno il vero polso delle situazioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

