Di Camillo, nuovo addio alla Asl Il ginecologo va a San Benedetto

«Mi avevano chiamato per creare la weekly surgery, non mi hanno dato attrezzature e personale» L’ex responsabile del reparto di Atri è già nelle Marche, in vista un aumento della mobilità passiva
TERAMO. Dà l’addio per la seconda volta alla “sua” Asl. Il teramano Giampiero Di Camillo dal 30 dicembre ha lasciato la responsabilità dell’unità dipartimentale semplice di ostetrica e ginecologia di Atri per andare all’ospedale di San Benedetto, come dirigente medico.
Il ritorno nei patrii lidi è stato breve: il ginecologo, che aveva lavorato per tre anni e mezzo nell’ospedale di Pesaro-Urbino era stato richiamato dalla Asl di Teramo e il 1° agosto dell’anno scorso aveva preso servizio al San Liberatore di Atri. Un ritorno a casa, visto che il medico è stato assunto nel ’99 dalla Asl di Teramo e ha prestato servizio a Sant’Omero e ad Atri.
Il secondo addio di Di Camillo, apprezzato ginecologo specializzato nella chirurgia endoscopica, è indiscutibilmente legato alla ristrutturazione in corso nella sanità teramana e abruzzese. «Il 1° agosto», commenta il ginecologo, «ero ritornato con le migliori intenzioni, richiamato dalla Asl per gestire la chiusura dell’ostetricia di Atri, che avrebbe dovuto essere abbinata all'apertura di un week surgery, una struttura che in altre realtà è pienamente attuata e consente ricoveri brevi. Ha il pregio di utilizzare le strutture esistenti, riconvertendole e dando loro una veste autonoma». Insomma, il progetto era di creare ad Atri un’unità destinata agli interventi di elezione con ricoveri brevi, e non solo in ginecologia. «Io faccio chirurgia endoscopica», aggiunge Di Camillo, «e l'idea era di fare un centro di chirurgia endoscopica, che riduce il tempo di degenza e può gestire l'80% della patologia femminile ginecologica, riservando agli altri due presidi l'ostetricia. In questi tre mesi abbiamo eseguito 200 interventi, di cui 100 di chirurgia maggiore laparoscopica e 100 di chirurgia endoscopica resettoscopica».
I numeri dunque c'erano tutti, ma il progetto della Asl ha subito una brusca frenata, che ha indotto il medico al secondo addio alla Asl di Teramo. Quale sia stato l’ostacolo non è certo, ma il weekly surgery non è decollato, anzi. «Avevamo richiesto quattro endoscopi e isteroscopi, visto che ne avevamo solo due e pure vecchi», sottolinea il ginecologo, «ma al 29 di dicembre non ci sono stati dati. E poi c’è la questione del personale: originariamente eravamo in 8, poi c'è stato un pensionamento e attraverso dei trasferimenti di urgenza sono stati spostati due colleghi e si prevedono ulteriori trasferimenti. Per cui, vista la situazione, considerate le altre sostanziali offerte nelle regioni vicine che propongono tutt'altro, ho deciso di andarmene, con notevole sacrificio: l'allontanarsi dalla propria terra non è bello. Io ero rientrato con le migliori intenzioni anche per restituire tutto quello che ho appreso in anni di esperienza fuori. E per tre mesi abbiamo lavorato bene: abbiamo ad esempio istituito un ambulatorio di gravidanza a termine che nella Asl di Teramo nessuno ha, abbiamo fatto isteroscopie diagnostiche quotidiane, adottato la doppia guardia diurna con medico, non con il reperibile. Ma non è bastato».
E così Di Camillo è migrato verso le Marche, in quella regione verso cui la mobilità passiva è altissima. E questo nuovo esodo non contribuirà a ridurla, anzi. (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

