Di Francesco: io non c’entro con il fallimento della Ladis

24 Dicembre 2014

TERAMO. «1. La Banca di Teramo non ha mai chiesto il fallimento dell’imprenditore Aldo Di Francesco. 2. Lo stesso non ha mai fatto parte della compagine sociale della “Ladis s.p.a.” e non è in alcun...

TERAMO. «1. La Banca di Teramo non ha mai chiesto il fallimento dell’imprenditore Aldo Di Francesco. 2. Lo stesso non ha mai fatto parte della compagine sociale della “Ladis s.p.a.” e non è in alcun modo ad essa “riconducibile”. 3. L’imprenditore Aldo Di Francesco non ha mai acquistato l’emittente televisiva Teleponte “con soldi prestatigli dalla Banca di Teramo”. 4. Non esiste società “riconducibile a familiari del Di Francesco”, a cui la Ladis avrebbe ceduto l’emittente televisiva Teleponte».

È questo il succo della nota inviata ieri al Centro dall’avvocato di Aldo Di Francesco, Vincenzo Di Nanna, a parziale smentita dell’articolo con il quale il nostro quotidiano ha riferito dell’istanza di fallimento presentata dalla Banca di Teramo di credito cooperativo contro la società immobiliare Ladis Spa. L’istanza è legata al mancato rientro, da parte di quest’ultima, di un’esposizione di alcune centinaia di migliaia di euro nei confronti della Banca. In origine il finanziamento concesso dalla Bcc era di circa un milione di euro: soldi che nel 2008 sono serviti a Di Francesco, tramite Ladis, per acquisire Teleponte dalla famiglia Malavolta. Ladis ha pagato a rate il debito fino a un certo punto, poi ha smesso di farlo. E ora la banca vuole recuperare quel denaro.

È certamente vero che l’istanza di fallimento riguarda Ladis, società in liquidazione il cui amministratore risulta Marco D’Ignazio. Ma è altrettanto vero che Di Francesco, oltre a presentarsi pubblicamente come editore di Teleponte da sei anni, è riconducibile a Ladis. Non è un’opinione del Centro, ma – nero su bianco – la risultante di lunghe indagini della Procura teramana su questa società, avallate autorevolmente da un provvedimento del gip Domenico Canosa nel quale si legge testualmente: «Come ritenuto dal pubblico ministero, le condotte per cui si procede possono essere ascritte ad entrambi gli indagati. Ed invero, se nessun dubbio può seriamente nutrirsi con riferimento a D’Ignazio Marco (...), l’assunto accusatorio merita di essere condiviso anche in ordine all’altro indagato Di Francesco Aldo, nella parte in cui, in capo al medesimo, può riconoscersi, in ragione delle circostanze acquisite nel fascicolo, la qualità di amministratore di fatto». Carta canta, come recita una rubrica del tg di Teleponte. Tanto per chiarezza: l’indagine di cui sopra è per omesso versamento dell’Iva e dichiarazione infedele e nulla ha a che vedere con l’acquisto della tv.

Il presidente della Bcc di Teramo, Cristiano Artoni, si limita a dichiarare: «Fino a due anni fa Ladis bene o male ha pagato, poi è andata in default e noi siamo obbligati a recuperare le sofferenze. La stessa vigilanza di Bankitalia ha esaminato la questione. Abbiamo fatto ciò che andava fatto, certamente con dolore perché io sono un imprenditore e non provo piacere dei problemi di altre imprese. Al momento non abbiamo evidenze che dietro Ladis ci sia Aldo, le carte dicono cose diverse. Se dovessimo avere nuove evidenze, ci comporteremmo di conseguenza. In ogni caso abbiamo fiducia nella grande serietà del giudice Giovanni Cirillo».(d.v.)

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