Di Gennaro costruzioni Decretato il fallimento

29 Luglio 2017

Giovedì la sentenza del tribunale che ha nominato curatore Nicola Rossi I guai della società sono iniziati con il complesso “Orsini 63” a Giulianova

TERAMO. Dopo il no dell’assemblea dei creditori al concordato preventivo, il fallimento della Di Gennaro costruzioni srl, colosso del settore immobiliare, era praticamente inevitabile. Mancava solo la formalizzazione da parte del tribunale di Teramo che è arrivata con la sentenza di giovedì scorso depositata ieri in cancelleria: il concordato è stato ritenuto improcedibile perché non è stata raggiunta la maggioranza dei creditori e perché vi sono i presupposti di legge per le istanze di fallimento di due ex dipendenti. Il giudice delegato Giovanni Cirilo, ha nominato curatore fallimentare il commercialista teramano Nicola Rossi, già commissario giudiziale del concordato insieme all’avvocato Carlo Del Torto.
Arriva dunque la parola fine sulla storica azienda dei fratelli Serafino e Flavio Di Gennaro, con sede a Tortoreto e attività non solo nella provincia teramana, ma in tutto l’Abruzzo. Una storia imprenditoriale di successo che ha cominciato ad andare in crisi dopo la realizzazione di uno dei progetti più ambiziosi del gruppo: la realizzazione del complesso immobiliare denominato “Orsini 63” a Giulianova Lido, 62 appartamenti di prestigio suddivisi in tre edifici confinanti di pregevole architettura, i cui lavori iniziarono nel 2009. Le difficoltà del gruppo Di Gennaro cominciarono proprio da lì, quando, a causa della crisi del mercato immobiliare, gli appartamenti realizzati a Giulianova erano rimasti in larga parte invenduti. Poi ci fu un accordo con una società di un imprenditore di Chieti che acquistò un certo numero di appartamenti, rivendendoli a sua volta o affittandoli, ma senza avere mai onorato il contratto con la Di Gennaro costruzioni srl per un ammontare di circa 10 milioni di euro. Di lì ebbe inizio una controversia giudiziaria intentata dalla società tortoretana per tornare in possesso degli appartamenti, procedura culminata con una lunga serie di sfratti ai danni di coloro che aveva comprato le unità immobiliari dall’imprenditore di Chieti.
Una vicenda resa ancora più complicata dal fatto che il complesso “Orsini 63” non ha mai ottenuto l’agibilità, tanto che risulta ancora l’utilizzo dell’energia elettrica di cantiere, e che diversi appartamenti sarebbero stati occupati abusivamente. Ed è per questo che Nicola Rossi, nel comunicare al giudice delegato l’accettazione dell’incarico, annuncia di volere «avviare senza indugi la pratica per l’ottenimento dell’agibilità, di cui l’immobile è sprovvisto». Rossi fa inoltre sapere che, «i residenti proprietari dei tre corpi di fabbrica hanno manifestato da tempo allarme e preoccupazione, stante l’occupazione di unità immobiliari da parte di soggetti non conosciuti all’amministrazione del condominio ed agli stessi condomini regolari».
La strada che ha portato al fallimento della società è iniziata formalmente poco meno di due anni fa quando, nel settembre 2015, i fratelli Di Gennaro hanno presentato al tribunale di Teramo la domanda per essere ammessi al concordato liquidatorio con cessioni di beni “pro soluto” (di qui la necessità di rientrare rapidamente in possesso del complesso immobiliare di Giulianova). Ma che l’assemblea dei creditori potesse rifiutare la proposta di concordato era abbastanza prevedibile. Questo perché la maggior parte di loro, non essendo privilegiati ma chirografari, avrebbe visto soddisfatte le loro richieste in una percentuale molto bassa.
La legge attualmente in vigore fissa al 20% il limite minimo per soddisfare i creditori chirografari, ma la domanda di concordato era stata presentata in vigenza di quella vecchia e quindi questa norma non si poteva applicare. Alla fine i creditori non privilegiati avrebbero avuto solo una piccolissima parte delle loro spettanze (poco più del 3 per cento) e quindi il no della maggioranza al concordato era di fatto scontato. Al termine di tutte le operazioni di riqualificazione dei crediti il passivo della Di Gennaro costruzioni è risultato di 59 milioni 749mila euro, mentre l’attivo era poco più di 25 milioni. Il fallimento è tutto in questi numeri.
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