Di Giosia: «Io ho la coscienza a posto»

Il direttore generale dopo l’apertura dell’inchiesta sui contagi: «Abbiamo fatto quello che si doveva»
TERAMO. «Ci affidiamo alla magistratura, ma io ho la coscienza a posto». Il giorno dopo la notizia dell’apertura di un’inchiesta giudiziaria sui contagi all’ospedale Mazzini, il direttore generale Maurizio Di Giosia dice: «C’è una giustizia in tempo di pace e una in tempo di guerra. Noi abbiamo operato nel bene facendo tutto quello che c’era da fare. Una cosa è certa: non ho mai mandato i dipendenti dell’azienda sanitaria alla guerra senza dargli i fucili».
Per il momento si tratta di un fascicolo iscritto a modello 45, ovvero senza ipotesi di reato nè indagati. Saranno i successivi accertamenti già disposti a delineare i futuri movimenti della Procura teramana che indaga sui contagi avvenuti all’ospedale Mazzini nei primi drammatici giorni dell’emergenza coronavirus. Contagi registrati tra il personale e tra i malati e che tante polemiche e proteste hanno sollevato. L’obiettivo dell’autorità giudiziaria è quello di verificare l’applicazione di tutte le normative relative, in particolare, alla sicurezza e di verificare eventuali reati in una ipotetica violazione di disposizioni e protocolli. Dell’indagine si occupa il pool dei reati contro la pubblica amministrazione coordinato dal procuratore Antonio Guerriero e composto dai pm Laura Colica, Davide Rosati, Stefano Giovagnoni e Andrea De Feis.È ipotizzabile che in questo fascicolo possano confluire anche gli eventuali esposti che nelle settimane scorse sono stati preannunciati da alcuni familiari di pazienti contagiati durante i ricoveri (sempre nella prima fase dell’emergenza). Molto probabilmente già nei prossimi giorni l’autorità giudiziaria farà le prime deleghe per l’acquisizione di documentazione e certificazioni.(d.p.)
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