Di Martino, pena ridotta da 25 a 21 anni

17 Marzo 2023

L’architetto accusato di aver strozzato il padre: sconto dai giudici di secondo grado ma è confermato l’omicidio volontario

SILVI. La rideterminazione della pena che passa da 25 a 21 anni (il minimo previsto) non scalfisce l’impianto accusatorio: anche per i giudici della Corte d’assise d’appello è stato un omicidio volontario.
Il dispositivo pronunciato poco dopo le 19 di ieri dalla presidente della Corte Armanda Servino definisce il processo di secondo grado per Giuseppe Di Martino, il 48enne architetto accusato di aver strozzato il 73enne papà Giovanni al termine di un violento litigio scoppiato nella casa di Silvi nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2019. Sentenza che l’avvocato difensore Marco Pierdonati, per cui invece si configura un omicidio preterintenzionale, impugnerà in Cassazione una volta lette le motivazioni che saranno depositate entro il 10 giugno. Nel corso dell’udienza di ieri il procuratore Alberto Sgambati aveva chiesto la conferma della condanna. Nel corso delle indagini preliminari e successivamente nell’istruttoria dibattimentale, la Procura (pm Enrica Medori) ha sempre sostenuto la morte per strozzamento così come stabilito anche dai periti nominati della Corte d’assise di primo grado presieduta da Flavio Conciatori. «A carico della vittima», hanno scritto nelle motivazioni, «vi fu, con certezza, una costrizione meccanica intensa alla regione del collo». Secondo le motivazioni di primo grado « la condotta complessivamente posta in essere dall’imputato evidenzia una incontrovertibile determinazione da parte di Giuseppe Di Martino, seppure verosimilmente insorta o quantomeno notevolmente rafforzatasi al momento dello scontro fisico con il padre, che non lascia dubbi sulla sussistenza della volontà omicida». Con un particolare, secondo i magistrati di primo grado, a sottolineare la volontarietà dell’azione: «In tale contesto non si rinviene alcuna valida ragione, diversa da un ostinato intento omicida, affinchè un 45enne con una possente struttura fisica, debba pervicacemente tentare ed infine imprimere una potente costrizione al collo, fino a fratturare i corni tiroidei superiori, nei confronti di un 73enne, già costretto a terra in precarie condizioni fisiche, per un tempo (infinito) di almeno 4-5 minuti, mollando la presa solo quando ormai troppo tardi o addirittura in seguito al sopraggiungere della morte».
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