«Di Matteo, un caso che non ci voleva»

20 Gennaio 2019

Tutti d’accordo: un errore le frasi sulla camorra, ma il polverone va abbassato. Critiche alla società: «Serve più chiarezza»

TERAMO. Dopo oltre venti giorni di sosta il Teramo ieri è tornato in campo ma a tenere banco tra i tifosi, oltre alle questioni prettamente sportive, è il caso scatenato dalle dichiarazioni dell’imprenditore Nicola Di Matteo nel giorno della sua presentazione ufficiale come nuovo socio e amministratore delegato del Teramo. Quel «la camorra è una scelta di vita, io rispetto loro e loro rispettano me» ha fatto il giro d’Italia condannando il Teramo e la città a una gogna mediatica che non terminerà tanto presto, visto che la Lega Pro ha interdetto Di Matteo da ogni evento del calcio di serie C, interessato gli organi di giustizia sportiva e convocato il patron biancorosso Luciano Campitelli a Roma per un’audizione al comitato etico della Lega.
Ascoltando alcuni tifosi illustri, “ingenuità” – riferita a Di Matteo – è la parola ricorrente tra gli intervistati anche se qualcuno non risparmia bacchettate alla società. «Non mi permetto di giudicare il personaggio che non conosco a fondo», le parole di Tonino Valbruni, ex calciatore ed allenatore biancorosso nonché storico tifoso e opinionista su carta stampata e tv, «una cosa è certa, tutta la situazione poteva essere gestita meglio, quando si fa un’intervista bisogna stare attenti a ciò che si dice. Solo il tempo potrà dire cosa succederà, il vero peccato è che ancora una volta siamo catapultati sulla ribalta nazionale per un fatto poco piacevole».
Da quattro anni è al comando del Club Biancorosso Giuseppe Bracalenti, che allarga gli orizzonti alla politica societaria. «Sicuramente è stata un’uscita infelice, non conosciamo a fondo il personaggio e ogni interpretazione può essere fuori luogo. Certo è che a Teramo c’è bisogno di serenità e invece dopo il 2015 questo è un altro brutto colpo, speriamo che il polverone si diradi il prima possibile anche perché preferiremmo andare alla ribalta per qualcos’altro. Come club, comunque», sottolinea Bracalenti, «siamo favorevoli ad un allargamento della base societaria ma i programmi andrebbero spiegati meglio. Aspettiamo fiduciosi una riorganizzazione da parte della società che, ricordiamolo, è la prima realtà professionistica in provincia e la seconda in Abruzzo».
Il bomber per eccellenza della storia del Diavolo, Giancarlo Pulitelli, è particolarmente amareggiato. «Queste cose non c’entrano nulla con il calcio, io ho frequentato tanti posti nella mia carriera ed ho sempre parlato con tutti con la massima tranquillità. Il calcio, però, a tutti i livelli, nell’ultimo periodo è stato rovinato, questo è un caso che sarebbe da chiudere il prima possibile».
Il club di tifosi che porta il nome di Spartaco Piotto, presieduto dal 2015 da Francesco Recinelli, ha una posizione chiara e decisa. Recinelli dice: «Noi nutriamo il massimo rispetto per tutti ma di certo la domanda era fuori luogo perché lontana dall’ambito sportivo, così come lo è stata la risposta. Condanniamo questo episodio ma, ancora una volta, la società ha dimostrato di non essere pronta e all’altezza di una città come Teramo. C’è poca chiarezza e siamo preoccupati per l’insicurezza mostrata. Sulla persona non vogliamo dire nulla ma, personalmente, non avrei risposto alla domanda».
Allenatore e opinionista, Diego Di Feliciantonio critica l’atteggiamento della Lega Pro. «Di Matteo ha sbagliato e su questo non ci piove ma, a mio modesto parere, lo ha fatto in maniera bonaria. Non possiamo giudicarlo, ha lavorato in altre società e poi a suo carico non ha assolutamente alcun provvedimento. Però le istituzioni sportive, quando si parla di Teramo, sono sempre attentissime e puntuali. Siamo tornati nell’occhio del ciclone nel giorno che, invece, doveva celebrare il nostro futuro, quello della società che poteva avere una risorsa importante in più».
Il commercialista, ex vice sindaco e tifoso storico Alfonso Di Sabatino Martina: «Non lo reputo un caso, è una boutade. Di Matteo ha difficoltà dialettiche importanti e forse per questo si sono trovati lui e il nostro presidente. Poi c’è anche una stampa che mette in difficoltà qualcuno che ha già problemi di suo e ci scappa la frittata. Vorrei piuttosto capire perché trattative con altre figure come Candeloro non abbiano avuto esito, ma chiariamoci, non ho alcun tipo di preconcetto per l’origine campana di Di Matteo, vorrei giudicarlo dai risultati così come da questi giudico Campitelli. Certo che i precedenti nel calcio del nuovo socio non sono confortanti. Cosa dire? “Io speriamo che me la cavo” potrebbe essere un giusto titolo per la vicendai».
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