Di Sabatino agli studenti «Non aspettate i Musp»

I presidente della Provincia lo ha detto nell’incontro sulla sicurezza degli edifici Il Wwf contrario al polo scolastico unico all’Acquaviva: «È una zona a rischio»
TERAMO. In un auditorium dell’Iti gremito di studenti si è svolto il confronto organizzato ieri pomeriggio dalla Consulta studentesca di Teramo, di concerto con la Provincia e l’Ufficio scolastico. Obiettivo fare chiarezza sul tema della sicurezza delle scuole dopo il terremoto. Oltre 200 ragazzi hanno partecipato all’iniziativa che si è tenuta all’Alessandrini, con l’intervento del presidente della provincia Renzo Di Sabatino, ingegneri e personale degli uffici tecnici, il geologo Leo Adamoli, dirigenti scolastici quali, tra gli altri, Stefania Nardini e Loredana Di Giampaolo, genitori, rappresentanti dei movimenti autonomi e del sistema scuola. Mentre si cerca di comprendere quali soluzioni adottare tra quelle possibili per la sicurezza delle scuole, per quanto riguarda i Musp – i moduli ad uso scolastico provvisori tanto invocati da più parti – il presidente della Provincia è stato chiaro nel ribadire che per la maggior parte degli edifici scolastici non sono una via percorribile: «Possono essere messi a disposizione in caso di inagibilità totale e in una situazione in cui non ci sono soluzioni alternative. Se la scuola è agibile ed è classificata di livello A non ci sono le condizioni per accedervi».
Di Sabatino ha inoltre spiegato che in settimana, terminata l'emergenza maltempo, inizierà l’affidamento degli incarichi per le verifiche di vulnerabilità sismica sulle scuole provinciali, anche sulla base anche della convenzione stipulata con l’Ordine degli ingegneri. Nel corso dell’incontro sono state poste domande da studenti e genitori, esposte problematiche, a volte anche con toni accesi, ma, a detta di Aldo Navarra, presidente della Consulta provinciale degli studenti, il fine ultimo, quello del dibattito, è stato raggiunto, tanto che probabilmente un incontro potrebbe essere riproposto nei prossimi mesi. «Non denunciavamo l’immobilismo, ma una mancata partecipazione di tutte le parti in un confronto pacato, che adesso si è avuto», ha detto Navarra. «Ora bisogna guardare al futuro e far sì che quel che è stato detto venga posto in atto, come interventi, manutenzioni, fine delle rilevazioni dell’indice di vulnerabilità nelle scuole della provincia. A quel punto, come ha confermato lo stesso Di Sabatino, «si procederà con un tavolo tecnico, un quadro condiviso in cui si prendano decisioni fattive».
E sul tema scuole, in altro contesto, ieri è intervenuto anche il Wwf Teramo che si dice contrario alla realizzazione di un polo scolastico unico nel nella zona Acquaviva, auspicando una riflessione e un confronto più ampio sul tema. «L’edificio, che dovrebbe ospitare circa 900 alunni e occupare un’area di circa 31mila mq», si legge in una nota dell’associazione, «sembra mantenere la collocazione nell’area Acquaviva, adiacente alla scuola D’Alessandro». Il primo dei problemi evidenziati dal Wwf sarebbe proprio il sito prescelto, vicino al lungofiume. «Quanto sta accadendo in queste settimane dovrebbe spingere alla massima cautela e a rispettare gli ambiti fluviali, che vanno preservati e lasciati assolutamente liberi. Il piano territoriale della Provincia individua il sito come “di interesse bio-ecologico/aree ripariali e zone umide"». Altro problema, per l'associazione, è che l’area vicina alla D’Alessandro non sarebbe sufficientemente servita dalla viabilità ordinaria e il conseguente aumento di traffico potrebbe determinare disagi. Inoltre, per evitare un ulteriore consumo di suolo, il Wwf ricorda il recente decreto del ministero dell'Ambiente dell’11 gennaio sui parametri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici pubblici. «Siamo sicuri che realizzare un nuovo edificio nella collocazione ipotizzata risponda ai criteri dettati dal ministero e alle esigenze della cittadinanza?», chiede l'associazione, che e aggiunge: «Siamo certi che eliminare dai quartieri e dal centro storico edifici scolastici, che potrebbero essere recuperati o ricostruiti non impoverirebbe ancor di più un tessuto urbano già duramente provato dall’eliminazione di servizi alla collettività?».
Chiara Di Giovannantonio
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