Di Sabatino: «Subito il nuovo ospedale»

15 Agosto 2018

Il presidente della Provincia ritiene che senza una struttura adeguata sarà impossibile tenere il passo con Pescara-Chieti

TERAMO. L’ospedale nuovo è indispensabile per rilanciare una sanità, come quella teramana, che era un’eccellenza ma il cui sviluppo si è fermato a 20 anni fa. E’ questa la sintesi del pensiero del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino sul dibattito circa il nuovo ospedale, che ha ripreso vita dopo la lettera aperta del sindaco Gianguido D’Alberto sulla sanità. Il “fronte del no” si sta organizzando – è partita già una petizione sul web – mentre d’altro canto si sommano i pareri favorevoli.
«Per chiarire la questione dobbiamo partire dal quadro normativo, cioè il decreto Lorenzin che divide gli ospedali in primo, secondo livello e di base. La divisione si basa su parametri, il primo è il bacino di utenza: per un ospedale di secondo livello servono almeno 600mila abitanti quindi in Abruzzo ne possono essere solo due», esordisce Di Sabatino, «uno si sa di preciso qual è: Pescara-Chieti. E c'è la possibilità, in una fase di continua incertezza e indecisione, che un ospedale vada avanti e che sull'altro si vada a cincischiare. Nulla esclude che di questo passo in futuro l'ospedale di secondo livello sia uno solo che diventerà sempre più forte e che in una prospettiva medio-lunga – al di là delle intenzioni del governo regionale ma per delle scelte non fatte – oscuri tutto il resto della sanità abruzzese». Senza contare, osserva ancora il presidente, che, riguardo alla storica competizione con L’Aquila, il rischio è che quell’ospedale vada avanti e quello di Teramo no.
«Io dico che va fatto il nuovo ospedale», ribadisce, «in un'ottica di rete come dice l’assessore Paolucci , bisogna avere una struttura complessiva (dalle mura agli apparecchi) che abbia determinati standard. E attualmente non abbiamo strutture adeguate. Naturalmente non è pensabile che un ospedale nuovo non faccia riferimento al capoluogo».
Di Sabatino avvia una riflessione sul fatto che bisogna arrivar ad avere una struttura in cui per gli operatori è agevole lavorare e che può accogliere i pazienti nel miglior modo possibile. «Una scelta che farei è dare spazio ai giovani bravi. Ma il fatto che i professionisti nella nostra Asl non ci vogliano venire è un forte campanello d'allarme». Con l’ospedale nuovo, peraltro si ridurrebbero molto – osserva – gli enormi costi di gestione della vecchia struttura. Sulla posizione possibile, Piano d’Accio, commenta: «La città di Teramo in passato ha subito un rammendo urbanistico abbastanza schizofrenico: ospedale e università a nord e rete viaria a sud».
«A Teramo c'è un atteggiamento conservativo, di diffidenza verso il nuovo. E questo frena lo sviluppo», fa notare poi il presidente della Provincia, «bisogna avere il coraggio di affrontare queste sfide e dire basta alle discussioni, ne abbiamo fatte troppe. Teramo era un’eccellenza della sanità pubblica 20 anni fa e ha avuto l’accortezza di non far nascere strutture private, ma ci siamo fermati a 20 anni fa. E invece la sanità progredisce velocemente. Il rischio che vedo in questa incertezza, che va superata, è che in prospettiva potremmo ritrovarci con una sanità regionale con una Asl unica e un unico ospedale regionale».
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