Di Stefano si sfoga: emarginato da Gatti

Accuse dell’ex assessore al leader di Futuro in: la politica non è solo cinismo e calcolo, con Di Dalmazio rapporto umano
TERAMO. Nelle sue parole si mescolano emotività e ragionamento politico. Rudy Di Stefano, ex assessore primo degli eletti con Futuro in quattro anni fa, prima della presentazione della sua nuova lista di “Azione politica” per le elezioni in Comune vuole spiegare i motivi del sostegno al candidato sindaco Mauro Di Dalmazio fuori dall’alleanza di centrodestra di cui entrambi hanno fatto parte fino a non molto tempo fa. Ha bisogno di chiarire ripercorrendo, in alcuni passaggi quasi con le lacrime agli occhi, la storia di un «abbandono», quello che l’ha portato alla rottura con Paolo Gatti, di cui era il più stretto collaboratore. «Quando è stato ritenuto esaurito il mio compito di assessore che aveva portato quasi mille preferenze alla lista», racconta, «non è rimasto più nulla, la persona dietro al ruolo politico e istituzionale non esisteva». Di Stefano dichiara di aver lasciato l’assessorato «per tenere unito quel gruppo» e ricorda il periodo successivo dell’incarico in Regione, nello staff di Gatti, come uno dei peggiori della sua vita. «Ero emarginato, messo in un angolo», spiega, «fino a quando ho deciso di lasciare tutto rinunciando anche a un reddito certo e affrontando difficoltà economiche». L’ex assessore ammette di aver commesso errori, forse per la vertigine del successo elettorale del 2014.
«Non sono il figlio e il marito che tutti vorrebbero», confessa, «ma ho fatto politica tra la gente, anche la più umile, non frequentando la Teramo bene». Senza nominare mai esplicitamente Gatti a lui si riferisce in molti passaggi del suo atto d’accusa. «Quando ho comunicato che sarei andato via dalla Regione», ricorda, «l’unica risposta che ho ricevuto è stata: così mi crei un danno politico». Nel suo sfogo c’è tutta l’amarezza per un’amicizia rivelatasi inesistente. «La politica non è solo cinismo», insiste Di Stefano, «e calcolo su chi dobbiamo mettere alla Team, al Ruzzo o alla Tercas». Dalla profonda delusione scaturita dalla fine della sua militanza nei ranghi di Futuro in l’ex primo degli eletti ha ritrovato slancio nell’incontro con Di Dalmazio. «Abbiamo costruito un rapporto umano oltre che di condivisione politica», spiega, «nel quale ho ritrovato la spinta per riprendere le cose che avevo lasciato».
Di Stefano cita i progetti avviati prima delle dimissioni dalla giunta per la gestione ai privati di tratti del parco fluviale, per le manutenzioni e per dare rappresentanza alle frazioni. Sono i temi che affronterà al fianco del candidato sindaco del gruppo civico fuoriuscito dal centrodestra. Di Dalmazio e Di Stefano hanno spaccato il fronte dell’ex “modello Teramo”. «Per un accordo non basta la motivazione che uniti si vince», sottolinea, «perché così ripropongono le logiche del passato e abbiamo visto cosa significano». Rinnovamento per lui non vuol dire «cambiare trucco o andare dal barbiere a farsi tagliare i capelli». Nulla di personale con il candidato sindaco del centrodestra Giandonato Morra, ma Di Stefano non si fida più.
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