Disabili, in piazza la rabbia delle famiglie

4 Agosto 2015

I tagli all’assistenza impongono spese insostenibili. Attacco al Comune: «Noi diversamente abili, voi diversamente onesti»

TERAMO. Arrivano alla spicciolata spingendo carrozzine o tenendo sotto braccio ragazzi spesso più alti e robusti di loro ma che non saprebbero come cavarsela da soli. I familiari dei disabili costretti a pagare per servizi assistenziali che fino a qualche mese fa il Comune forniva gratuitamente si ritrovano davanti alla loggia del municipio per manifestare l'indignazione e l’amarezza di chi si sente abbandonato, tradito.

La “compartecipazione” alle spese di assistenza gli impone l'esborso di un contributo, misurato sul reddito Isee, che per loro è insostenibile. «Voglio anche pagare, ma non 15 euro l’ora», scandisce Virginia Franco che qualche giorno fa ha portato la protesta fin sulla soglia del consiglio comunale. «Hanno fatto un taglio netto senza guardare in faccia a nessuno». Di fronte alla prospettiva di dover sborsare centinaia e in qualche caso di più di mille euro al mese le famiglie hanno rinunciato a prestazioni essenziali per i loro congiunti. «Ci hanno tolto il servizio e anche le attrezzature sanitarie», sottolinea Andrea, «perché nell'Isee hanno fatto rientrare anche l'accompagnamento e la pensione d'invalidità». La piccola folla riunita in piazza Orsini espone cartelli polemici nei confronti dell’assessore ai servizi sociali Valeria Misticoni e della giunta, indossa magliette in cui si definisce di “serie B”, mutando in «vergogna» l’orgoglio per il titolo calcistico di cui la città si è fregiata, e srotola un lenzuolo con su scritto: «Noi diversamente abili, voi diversamente onesti».

Roberto Di Carlo distribuisce le copie di una lettera, datata 17 giugno e rimasta senza risposta, in cui racconta al sindaco e agli assessori l’umiliazione di non riuscire a far fronte alle spese e di vedersi pignorata la casa per coprire le rate dei prestiti. «Con la pensione di mia moglie e il mio stipendio arriviamo a fine mese a zero», spiega, «ma fino a oggi abbiamo avuto diritto all’assistenza domiciliare, Ora, in base ai nuovi parametri di valutazione le ore saranno drasticamente tagliate e noi dovremmo compartecipare con una quota di 160 euro al mese che non ci possiamo permettere». Le famiglie sollecitano una ripartizione più equa del carico economico da cui sono esenti solo i redditi Isee inferiori a cinquemila euro l'anno. «Il Comune tolga i premi ai dirigenti e al personale», gridano davanti all'ingresso del municipio, «e non tocchi l’assistenza che per noi e i nostri figli è un sostegno indispensabile». «Questo è solo l'inizio», dice Sabrina: la protesta andrà avanti e verrà concretizzata in altre iniziative. A raccogliere la voce delle famiglie strangolate dalla “compartecipazione” è una rappresentanza dei gruppi consiliari di opposizione. L’obiettivo immediato è sospendere il sistema di pagamento e riportare la questione in consiglio per un confronto diretto con maggioranza e giunta. I genitori torneranno in piazza Orsini giovedì alle 9 per accompagnare i rappresentanti dell’opposizione alla riunione dei capigruppo in cui si fisseranno data e ordine del giorno del prossimo consiglio. La seduta dovrebbe essere convocata per il 27 agosto: in programma c’è il bando di gara per il nuovo socio e il riaffidamento dei servizi della Team. Quella sarebbe l'occasione giusta, secondo l'opposizione, per attuire il colpo inflitto alle famiglie dei disabili.

Gennaro Della Monica

©RIPRODUZIONE RISERVATA