Disagi economici nel Teramano: 100mila prestazioni assistenziali

7 Agosto 2021

Cgil, Cisl e Uil tornano a evidenziare le difficoltà del territorio, avanzano proposte per rilanciarlo e sollecitano istituzioni e politica: «Non si fa sintesi, è tempo di passare dalle parole ai fatti»

TERAMO. Una popolazione sempre più anziana, quasi il 30 per cento è sopra i 64 anni, e sempre più in difficoltà, con oltre 34mila persone che al 30 aprile risultavano beneficiarie di prestazioni assistenziali che vanno dall'assegno sociale al reddito e alla pensione di cittadinanza. A queste si sommano i circa 84mila lavoratori interessati dalla cassa integrazione. Una fotografia, quella della provincia di Teramo come emerge dai dati snocciolati dai sindacati confederali, che conferma la grande fragilità infrastrutturale, economica e sociale del territorio. Da qui l'urgenza, evidenziata dai segretari provinciali di Cgil Giovanni Timoteo, Cisl Fabio Benintendi e Uil Fabrizio Truono, di «passare dalle parole ai fatti» dopo quindici mesi in cui a fronte di iniziative, confronti, dibattiti «è mancato il momento decisionale». Per i sindacati, che dettano come data ultima per fare sintesi e mettere in campo progetti concreti quella di settembre, non è in ogni caso il momento delle polemiche. E così, ancora una volta, rilanciano le loro proposte in quattro settori prioritari: industria, sanità, sociale e sicurezza.
INDUSTRIA. Per i sindacati il comparto manifatturiero industriale conferma ancora oggi, nonostante la crisi, la sua potenzialità, rappresentando il primo settore per Pil e occupazione in provincia. Da qui la necessità di mettere a sistema le eccellenze del territorio, dalle industrie di trasformazione e produzione allo Zooprofilattico, dall'università al polo agroalimentare Agire, puntando sull'agroalimentare ma valorizzando con forza anche l'automotive, dove il Teramano rappresenta la seconda realtà regionale, e rilanciando il polo del carbonio e quelli del tessile, abbigliamento e calzaturiero. Questo mettendo in campo azioni come il rafforzamento delle infrastrutture digitali, un censimento dettagliato delle aree disponibili e della loro capacità attrattiva rispetto a nuovi investimenti, il sostegno agli investimenti con una semplificazione burocratica degli adempimenti, il coinvolgimento del sistema formativo a partire dagli Its (gli istituti tecnici superiori post-diploma).
SANITÀ. Se il sistema sanitario non riesce a rispondere alle nuove sfide si blocca tutto il sistema. È questo, secondo i sindacati, l'insegnamento principale lasciato dalla pandemia, Da qui la necessità di potenziare la rete territoriale e integrarla con quella ospedaliera attraverso un confronto con tutti gli attori che porti alla definizione del Pal, il piano attuativo locale, e del Pat, il programma delle attività territoriali, da coniugare con i piani sociali di zona. In questa visione diventano fondamentali il medico di medicina generale e la medicina di prossimità. Non a caso, come sottolineato dai sindacati, il Recovery plan identifica nelle "case della comunità" un punto di riferimento di prossimità e punto di accoglienza e orientamenti ai servizi di assistenza primaria di natura sanitaria, socio-sanitaria e sociali per i cittadini.
SOCIALE. L'emergenza Covid ha fatto emergere nuove fragilità e nuove marginalità. Una situazione che per Cgil, Cisl e Uil rischia di peggiorare nei prossimi mesi e che rende sempre più necessario concertare le politiche sociali in un contesto di reale integrazione tra sanità e servizi sociali. Per questo i sindacati hanno già avviato una serie di incontri con i sindaci per avviare una fase di contrattazione con la quale affrontare i temi tariffari e fiscali locali insieme alle politiche sociali e abitative.
SICUREZZA. Non c'è lavoro senza sicurezza e viceversa. Un tema, quello della sicurezza, al quale non sfugge il Teramano. Tanto che dopo essersi confrontati con il prefetto i sindacati chiederanno un confronto all'Inal e all'Ispettorato sul lavoro per fare il punto della situazione in provincia e l'apertura di un tavolo con le organizzazioni datoriali sui temi dell'addestramento, della rappresentanza, della formazione dei rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori.
IL SOLLECITO. «Quello che chiediamo a istituzioni e politica è di passare dalle parole ai fatti», commenta Benintendi della Cisl, «perché la rappresentazione della realtà che ci viene fatta è completamente diversa da quella che vivono le persone che noi rappresentiamo e che vivono veri e propri drammi». Fino a oggi, infatti, nonostante il fermento di idee, la provincia sarebbe rimasta ferma al palo. «Le idee non hanno trovato sintesi», aggiunge Timoteo, «quello che è mancato è il momento decisionale. Adesso bisogna trovare una riprogrammazione vera del territorio». Se continuasse l'assenza istituzionale e politica di questi mesi, assicura Truono, «siamo pronti a tornare a fare il sindacato di lotta».
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