Dissesto finanziario a Sant’Omero Scagionati gli ex amministratori

10 Aprile 2021

La Corte dei Conti rigetta la richiesta di condanna della procura per il default rischiato dal Comune nei confronti di Pompizi e Papa, dell’allora responsabile finanziario dell’ente e di un tecnico

SANT’OMERO. Per la Corte dei Conti non ci sono prove delle responsabilità degli ex amministratori comunali di Sant’Omero sul dissesto finanziario rischiato dall’ente.
«In assenza di riscontri probatori certi o di indizi dotati di un grado di persuasività elevato e in grado di resistere a eventuali obiezioni o comunque non suscettibile di diverse interpretazioni circa lo sviamento per fini privati delle risorse pubbliche, non si ritiene sia stato raggiunto quel minimo di certezza necessario a far ritenere provato l’assunto della procura»: queste le conclusioni del collegio della Corte dei Conti abruzzese, che ha rigettato il ricorso della procura regionale contro l’assoluzione in primo grado dell’ex sindaco Alberto Pompizi, dell’ex assessore al bilancio Stefano Papa, dell’allora responsabile del servizio finanziario comunale Christian Francia e del revisore dei conti Livia Mirenda per il dissesto finanziario non andato poi a buon fine, in quanto non venne accertato né dichiarato dalla giustizia amministrativa che, di fatto, salvò dal temuto default finanziario il Comune di Sant’Omero. Erano gli anni tra il 2011 ed il 2013.
Nella sentenza di rigetto della richiesta di condanna proposto dalla procura regionale, il collegio richiama la delibera della sezione di controllo in cui venne scritto che «l’ente non dimostra una grave sofferenza finanziaria (addirittura mai un ricorso ad anticipazioni di cassa) e con assenza di indici di deficitarietà; infine, in termini di sostanza, i comportamenti concludenti del Comune provano da soli che il Comune non verteva in quella situazione di incapacità di autodeterminarsi da riscontrarsi in un ente che va in dissesto». I legali degli indagati oggi assolti, Gabriele Rapali e Carlo Costantini sono riusciti a smontare il teorema accusatorio anche nel giudizio di secondo grado, superando i rilievi mossi dalla procura che ha presentato ricorso. «Nessuna prova risulta fornita anche in relazione agli artifici e alle connesse forme elusive che i resistenti avrebbero intenzionalmente realizzato per conseguire il risultato apparente del rispetto del patto di stabilità interno», scrive ancora il collegio giudicante, motivando il rigetto del ricorso della procura.
Complessivamente, agli ex amministratori e tecnici contabili venne chiesta la condanna al pagamento di sanzioni per oltre 111mila euro. I fatti erano relativi ai bilanci 2011,2012 e 2013, al patto di stabilità e al dissesto finanziario in cui il Comune di Sant’Omero non incorse alla fine. «Il dissesto finanziario è il presupposto essenziale cui riferirsi per l’applicazione delle sanzioni previste. Di tale evento non v’è traccia alcuna nella intera successione temporale dei fatti storici sottoposti alla valutazione del giudicante», scrive ancora il collegio giudicante della Corte presieduto da Mario Nispi Landi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA