Donna suicida e marito indagato La Procura sente le due figlie

7 Novembre 2020

Nuovo atto nell’inchiesta sulla morte di Simona Viceconte che si è tolta la vita un anno dopo la sorella  L’uomo è accusato di maltrattamenti, la testimonianza delle ragazze in un incidente probatorio

TERAMO. La testimonianza delle figlie cristallizzata in un incidente probatorio come i procedimenti giudiziari impongono. Una versione, la loro, ritenuta imprescindibile dalla Procura che ha chiesto ed ottenuto dal gip Roberto Veneziano le audizioni delle due minorenni: una di 9 e l’altra di 17 anni. Per ricostruire e capire sentendo chi c’era, per fare chiarezza tra le tantissime voci che si sono levate su questa drammatica vicenda. È questo atto del sostituto procuratore Enrica Medori a scandire, a dieci mesi dai fatti, l’inchiesta sulla morte di Simona Viceconte, la 45enne teramana che a febbraio di quest’anno si è tolta la vita come 12 mesi prima aveva fatto la sorella Maura, ex olimpionica di maratona e di fondo.
Un’inchiesta in cui la Procura teramana ha indagato il marito della donna per maltrattamenti. Il pm non ha contestato né l’istigazione al suicidio né la morte come conseguenza di altro reato, ma una circostanza aggravante del reato di maltrattamenti (chiaramente si ipotizzano solo psicologici) che sarebbero avvenuti nell’ambito di un rapporto di coppia ormai finito visto che i due si stavano separando e che, secondo l’accusa, avrebbero potuto in qualche modo aggravare la condizione di particolare fragilità emotiva che la vittima stava attraversando in quel particolare momento della sua vita.
Una ricostruzione, naturalmente, che al momento è solo ipotetica con un avviso di garanzia che all’epoca ha rappresentato un atto dovuto in presenza di un esame irripetibile come, appunto, è sempre un’autopsia. In questi mesi la polizia giudiziaria, su delega della Procura, ha ascoltato centinaia di persone informate sui fatti concentrandosi su alcuni fatti. In particolare su uno: una settimana prima di togliersi la vita con un foulard nella tromba delle scale nella casa di Colleatterrato la donna aveva tentato di uccidersi cercando di impiccarsi al lampadario. Non c’era riuscita, il lampadario si era rotto e lei aveva chiamato il marito da cui si stava separando (che dal lavoro era subito tornato a casa) non rivelando il gesto ma dicendo solo di aver avuto un giramento di testa. L’uomo, però, aveva notato il lampadario in frantumi e piccoli segni sul collo della donna e aveva subito chiamato il medico di famiglia (già ascoltato dai carabinieri come persona informata sui fatti). Una settimana dopo la donna è riuscita nel gesto estremo. Ora la Procura vuole capire anche se poteva essere scongiurato.
L’incidente probatorio è fissato per fine mese nel tribunale teramano.
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